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Chiesto l’arresto per Di Napoli, il gip lo nega

La clamorosa svolta nell’inchiesta sulle presunte “combine” in Lega Pro con le partite dell’Acr Messina. La Procura contesta e appella la decisione sull’ex calciatore. Per altri dieci indagati il pm aveva sollecitato gli arresti domiciliari, poi rigettati

Partite “combinate” a Messina, nuova inchiesta della Procura

L’inchiesta della Procura di Messina sulle “combine” che si sarebbero verificate nel Girone C di Lega Pro tra il 2015 al 2106, al centro otto partite giocate dall’Acr Messina, nome in codice “Re Artù”, riserva ancora clamorose sorprese. Perché adesso si comprende il motivo di questi tempi diluiti rispetto a quando “esplose” tutto, ovvero gli ultimi mesi del 2017.

Le richieste d’arresto

Il sostituto procuratore Francesco Massara, che lavora a questa indagine da un paio di anni con la Guardia di Finanza, nei mesi scorsi aveva chiesto al gip Monica Marino l’arresto in carcere dell’ex calciatore ed ex allenatore dell’Acr Messina Arturo Di Napoli, e gli arresti domiciliari per altri dieci rappresentanti di tutto quel “mondo di mezzo” tra professionisti, ex giocatori e allenatori, scommettitori illegali, che gravita intorno al pianeta calcio. Ecco i loro nomi: l’ex vice presidente dell’Acr Messina Pietro Gugliotta, il notissimo giocatore internazionale di Texas Hold’em Eros Nastasi, di origini messinesi, l’ex portiere dell’Acr Messina Alessandro Berardi; e poi gli “scommettitori” o “intermediari” Ivan Palmisciano, Fabio Russo, Giuseppe Messina, Alessandro Costa, Giovanni Panarello, Andrea De Pasquale, e il dentista libanese Khalifer Abdel Halim detto “Abudi”, da anni residente a Messina. Secondo il magistrato dell’accusa si è in presenza di un’associazione a delinquere, con ruoli diversificati, finalizzata a realizzare frode in competizioni sportive e truffe. Un ruolo apicale sarebbe stato rivestito in questo senso da Arturo Di Napoli. Gugliotta e Nastasi avrebbero rivestito il ruolo di organizzatori, mentre il ruolo di «meri associati» e scommettitori di grosse somme lo avrebbero avuto Palmisciano, Russo, Messina, Costa, Khalifeh, Panarello, De Pasquale e Berardi.

I due indagati

Risultano coinvolti in questa fase - non come facenti parte dell’associazione a delinquere ma solo per aver promesso o offerto denaro o altre utilità ad alcun calciatori di Messina e Paganese, nel febbraio del 2016 -, anche il tecnico Gianluca Grassadonia, ex della Pro Vercelli, e l’ex dg della Paganese Cosimo D’Eboli. Nei loro confronti a suo tempo non è stata richiesta alcuna misura restrittiva da parte della Procura di Messina.

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