MESSINA

I verbali sulla “cupola” che infettava la città

Ecco le prime rivelazioni ai magistrati dell’imprenditore pentito Biagio Grasso sui retroscena dell’operazione antimafia “Beta”. Quegli indagati eccellenti che erano soprannominati «compasso, baffo, giraffa e boccone»

I verbali sulla “cupola” che infettava la città

La “famiglia” era molto più larga di quello che appare. E tra i chiaroscuri dell’inchiesta Beta si comincia a intravedere una parte della ragnatela di potere mafioso-economico-politico che ha governato Messina volgendo lo sguardo criminale verso Catania, secondo ciò che emerge.

«Il gruppo è composto da avvocati, consulenti, collegamenti con forze politiche e criminalità, in particolare con il gruppo Santapaola-Ercolano di Catania. In particolare mi riferisco a Romeo Vincenzo, figlio di Francesco, quest’ultimo punto di riferimento del gruppo coadiuvato dai fratelli».

Sono le parole dell’imprenditore milazzese Biagio Grasso che fotografano tutto. Oltre alla storia dei Rolex regalati ai bancari dopo le operazioni di riciclaggio di denaro sporco del gruppo, ha parlato di tanto altro. Facendo nomi e cognomi.

Con l’atto di chiusura delle indagini preliminari dell’operazione Beta dei giorni scorsi, notificato a ben cinquanta persone, ci sono una serie di verbali rilasciati da Grasso ai magistrati della Dda peloritana veramente “dirompenti”, per una storia di collaborazione con la giustizia che cominciò nel luglio del 2017 nel carcere di San Vittore parlando con l’allora procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita ed è proseguita per mesi, fino ad arrivare al febbraio scorso, con una serie di verbali rilasciati davanti al procuratore Maurizio De Lucia.

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