MESSINA

Tentato omicidio di Bordonaro, ecco cosa c’è dietro

Un televisore non consegnato ai creditori o questioni di droga: il giudice Mastroeni ritiene la reazione spropositata rispetto alla “posta in palio”

Tentato omicidio di Bordonaro, ecco cosa c’è dietro

Giuseppe Gugliandolo non se li aspettava proprio quei colpi sparati lo scorso 24 gennaio aprendo la porta di casa sua, al rione Santo. Eppure uno di quei cinque proiettili partiti (secondo le ricostruzioni) dall’arma impugnata da Gabriele La Rosa potevano essere per lui fatali: l’unico andato a segno ha lambito il fegato, fermandosi vicino alla spina dorsale, senza determinare conseguenze letali. Un agguato che per gli inquirenti sarebbe scaturito da presunti e ancora non del tutto specificati debiti di modico conto che Gugliandolo non avrebbe onorato, nelle conversazioni intercettate si accenna ad un televisore promesso e non consegnato ai “creditori” o a possibile sostanza stupefacente da consegnare, occultata all'interno della stessa tv. La vittima è stata considerata restia a collaborare con gli inquirenti nella ricostruzione compiuta dei fatti e nell'individuazione dei possibili autori di quella che, anche per il gip Salvatore Mastroeni, è considerato a tutti gli effetti un tentato omicidio. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali della polizia hanno però permesso di inquadrare, in qualche modo, il contesto in cui è avvenuto il fatto. Lo stesso Gugliandolo riferisce conversando con un amico, presumibilmente pensando di non essere captato, che a commettere il delitto sarebbero stati Rosario Mollura nelle vesti di mandante, Gabriele La Rosa detto “Spatuledda” (accompagnato da un minorenne) come esecutore materiale.

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