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A Messina la media stipendi più bassi

È la classifica stilata a livello nazionale dal portale jobpricing

A Messina la media stipendi più bassi

La crisi morde ancora. Soprattutto alle nostre latitudini. E il territorio peloritano colleziona un altro primato. Negativo, ovviamente. Basta scorgere la recente classifica stilata dal portale Jobpricing, che con il suo JP Geography Index mette in fila regioni, province e città a seconda della retribuzione annua lorda dei lavoratori: Messina si piazza ultima, (al 107. posto), con uno stipendio medio che si attesta sui 23.729 euro. Peggio di Crotone (23.825 euro), Agrigento (23.872 euro), Trapani (23.915 euro) e Ragusa (23.962 euro). Tanto per fare un confronto circoscritto alla Sicilia, Palermo risulta la più ricca, con una media di 27.293 euro, tallonata da Siracusa (27.111 euro). Se si allargano gli orizzonti, la graduatoria completa vede primeggiare Milano, dove si registra una busta paga annua lorda di 34.330 euro, oltre diecimila in più della povera Messina.

Dal punto di vista metodologico, il database di Jobpricing è costituito da circa 320mila profili retributivi relativi a lavoratori dipendenti di aziende private, raccolti durante il periodo 2014-2017. Nel panel utilizzato sono considerati lavoratori assunti come forme di lavoro dipendente, a tempo determinato, indeterminato o contratto in somministrazione, mentre sono escluse le forme contrattuali atipiche quali stage, collaborazioni, contratto a progetto, partita Iva. I dati si prestano, come consuetudine, a molteplici interpretazioni. Prevale, soprattutto, il “costo della vita”, che muta in maniera considerevole tra i grandi e i piccoli centri urbani e in linea di massima da nord a sud dello Stivale. Emerge altresì una diversa qualità dei servizi offerti ai cittadini dall’insieme di strutture pubbliche e private a loro rivolte.

La “mappa degli stipendi” dell’Osservatorio Jobpricing può essere un importante indicatore per i professionisti delle risorse umane nell’ottica di modulare la loro offerta. Oppure, può costituire una bussola per orientarsi nel mare magnum delle opportunità retributive migliori. Confrontando, tra l’altro, i numeri recenti con quelli del 2016, Messina riesce anche a retrocedere di una posizione, toccando appunto il fondo.

Insomma, non c’è da rallegrarsi. Anzi. A dispetto di tutte le previsioni ottimistiche che prefiguravano e prefigurano scenari più rosei. Non a caso, proprio poche ore fa, il presidente della Camera di commercio di Messina Ivo Blandina ha individuato una possibile via d’uscita dal tunnel «nel fare rete», nello sfruttare «le risorse dei Patti», come quello per la Falce. Ha anche sostenuto l’importanza di ripartire dal porto, battendosi strenuamente contro l’accorpamento con Gioia Tauro e per il riconoscimento della Zes.

Scenari apocalittici, giovedì scorso, sono stati descritti dal focus socio-economico della Cgil e dal report sul lavoro della Cisl nel Messinese. “Meno imprese, più disoccupati”: questo lo slogan comune ai due studi approfonditi. Che hanno snocciolato stime da incubo: 5.300 aziende chiuse, fallite o cessate tra il 2014 e i giorni nostri; 22.488 disoccupati in più dal 2008 al 2016, in tutti i settori. Per non parlare del crollo demografico, con 40.144 abitanti in meno nell’arco temporale compreso tra il 1991 e il 2016. Ecco perché è lecito definire “malato” il territorio peloritano, con «una situazione più grave della media siciliana e una provincia che è la più vecchia», come ha rimarcato il segretario della Cgil Giovanni Mastroeni. In tutto ciò, la classifica sugli stipendi in Italia dimostra che piove sul bagnato.

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