Messina

Casalinga eredita 2 miliardi ma non può convertirli in euro

I soldi, in lire, erano in una cassetta di sicurezza a Lugano, lascito di uno zio. Ma la Banca d'Italia non li converte più dal 2012. E lei ha deciso di affidarsi all'Agitalia, associazione che si occupa di questi casi

Trova 60 milioni di lire  ma Bankitalia lo “gela”

Sorpresa in parte indigesta per una casalinga messinese, residente a Como. Lo scorso mese di luglio, a seguito della scomparsa di uno zio paterno imprenditore, celibe e senza figli, ha ereditato le sue proprietà, tra le quali un conto corrente con relativa cassetta di sicurezza presso l’Ubs di Lugano. Una notizia fantastica, che però si è scontrata con una realtà ben diversa. Secondo quanto raccontato da Annalisa De Angelis, avvocato che assiste la signora Lidia, 43 anni, nata nella città dello Stretto, questa si è precipitata in Svizzera. All’apertura della cassetta è sorto l’inghippo: conteneva banconote in lire di vario taglio (anche da 500mila) e titoli di Stato, per un valore complessivo di 2 miliardi del vecchio conio. Un vero e proprio tesoretto, quindi, nel momento in cui sarebbe stato convertito in euro.

Ben presto, la gioia e lo stupore della casalinga si sono tramutati in amarezza e sconforto, visto che l’addetto allo sportello di Bankitalia a cui si è presentata ha riferito che il cambio nella moneta corrente non era più possibile. All’ereditiera non rimasto altro da fare che rivolgersi ad AgItalia, agenzia che si è occupata altre volte di casi simili (anche se è finita spesso al centro di controversie). La questione è piuttosto delicata. La normativa di riferimento è rappresentata del decreto Monti (art. 26 D.L. 121 del 6.12.2011), che ha sancito l’immediata decadenza della conversione della lira in euro. Un ostacolo contro il quale sono andati a sbattere molti cittadini alle prese con lo stesso problema della casalinga messinese e la cui legittimità costituzionale è stata sollevata da più parti. Infatti, la sentenza n. 216/2015 della Consulta ha dichiarato l’illegittimità della norma in questione, riportando riportando l’Italia sugli stessi binari degli altri Paesi della Comunità europea. Così, a mezzo Pec, l’avv. De Angelis ha trasmesso una diffida alla Banca d’Italia, con l’obiettivo di ottenere la liquidazione dei due miliardi di lire nel corrispondente valore di 1.032.913,80 euro.

Il caso della signora Lidia è tale e quale a quello venuto alla luce circa un mese fa, quando a scoprirsi “milionaria” è stata addirittura un’anziana messinese di 102 anni. Residente a Monza, sistemando alcune carte di famiglia in compagnia di un’assistente domiciliare, ha trovato due buoni postali datati 1987, del valore di 5 milioni di vecchie lire ciascuno, intestati a lei e al marito defunto, che frutterebbero più di 190 milioni di lire (“ridotti” oggi a quasi 100mila euro per via de tassi d’interesse). Un amico di famiglia della donna si è recato in un Ufficio postale per chiedere informazioni sulla riscossione, ma gli è stato detto che il rimborso per i due buoni di cui la signora non conosceva o non ricordava l’esistenza ammontava a 58.465,31 euro. Allora, si è rivolta ad AgItalia.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi

Era meningite di gruppo B

Era meningite di gruppo B

di Marina Bottari