CALCIO

Polveriera Messina, via Ferrigno e Venuto

L’amarezza del dirigente: «Sciotto non ha mantenuto le promesse. Senza programmazione non c’è futuro»

Pietro Sciotto invia la Pec per il nuovo Messina

Tanto tuonò che piovve! La “guerra” intestina nell’Acr produce una rivoluzione tecnica quasi annunciata. Se ne vanno il ds Fabrizio Ferrigno, in forte contrasto con la proprietà, e anche Antonio Venuto, invitato dalla tifoseria a farsi da parte; il tecnico oggi firmerà le pilotate dimissioni. Un giovedì di fuoco per un Messina in ebollizione che ha “deciso” di voltare pagina azzerando di fatto tutta l’area tecnica. Un ribaltone che fa seguito al disastroso inizio di stagione e al malumore della piazza che tutto si sarebbe aspettata tranne che ripartire con un nuovo progetto già perdente dopo un mese e mezzo di campionato. Ieri sera il club giallorosso ha sottolineato la necessità «di rinnovare la guida tecnica della squadra viste le difficoltà incontrate in questo avvio di campionato». Trattandosi di dimissioni sarebbe una scelta più subita che altro, ma la regia del club ha inciso più della volontà dei protagonisti.

Una giornata dell’assurdo con il patron Pietro Sciotto a “dirigere” le operazioni tra Messina e Giammoro e la totale confusione a farla da padrone sotto lo sguardo rabbioso e sbigottito di quei tifosi che fino a ieri hanno fatto sentire la propria voce al “Franco Scoglio”. Salutano Ferrigno e Venuto il cui rapporto negli ultimi tempi si era notevolmente incrinato a tal punto da spingere il ds napoletano a chiedere la testa del tecnico. Una “guerra” psicologica che alla fine ha mietuto due vittime. Il ds, non esaudite le sue richieste (cambio della guida tecnica e stanziamento di un corposo budget per alzare il tasso qualitativo della squadra, ndr), ieri nella sede messinese della famiglia Sciotto, a Tremestieri, ha comunicato il proprio disimpegno dal club non avendo neanche mai messo nero su bianco sul contratto. Come se, un mese fa, avesse già fiutato la situazione. Un passo ponderato del dirigente che, con il dichiarato ridimensionamento societario, non avrebbe potuto incidere con un mercato all’altezza delle ambizioni della piazza. Ferrigno ha salutato Sciotto sotto gli occhi di Venuto che poco dopo, allo stadio, avrebbe promesso altrettanto. Terminato l’allenamento, il tecnico, fortemente contestato da una sessantina di tifosi giunti fino a bordo campo, ha garantito per il bene della sua città di fare il passo indietro. Ufficialmente rimetterà il mandato oggi, nel primo pomeriggio, quando si presenterà allo stadio ma resterà in borghese. Un addio amarissimo per un tecnico che aveva aspettato tanto la chance di guidare il Messina ma che si è dovuto inchinare alla dura legge del calcio: senza risultati il primo a pagare è sempre l’allenatore. A Venuto viene contestata, oltre una classifica imbarazzante per una squadra che rappresenta Messina, anche la presunta “spaccatura” dello spogliatoio avvertita soprattutto nei giorni del post Acireale la cui sconfitta ha provocato un “terremoto” interno. Nelle prossime ore si saprà il nome del successore. Il vertice tra Sciotto e il dg Carabellò si è protratto fino a tarda notte. Sarà un tecnico che si accontenterà di un programma minimo. Il progetto originario è già andato e l’aspetto tecnico da oggi rischia di passare in secondo piano se il futuro sarà avvolto da sempre più nubi.

Difficile, invece, che venga occupata la casella di ds. Il patron Sciotto, da luglio in prima linea nelle operazioni di mercato, non sembra intenzionato a firmare un altro contratto. E neanche di sborsare altri quattrini se non quelli per la gestione ordinaria. Pur se stonano le parole di ieri della proprietà, la quale si auspica «che il cambio della guida tecnica possa contribuire a dare nuovi stimoli alla squadra, rappresentando così l’avvio di un nuovo corso più ricco di soddisfazioni per tutti i tifosi giallorossi». Ma il treno per la C è ormai passato e con esso tutti i sogni di rilancio di mezza estate. Il presidente ha perso l’entusiasmo dei primi tempi. La contestazione di domenica scorsa è il punto di non ritorno di un’avventura che si trascinerà fino al termine della stagione senza più il coinvolgimento iniziale se nel frattempo non sarà arrivata un’offerta per rilevare il club ritenuta congrua. Tentativi di acquistare il club senza le garanzie richieste saranno rispediti al mittente.

L’amarezza di Ferrigno

Il ds ieri ha stretto la mano al patron ed è tornato, piuttosto deluso, a Catania. «È una decisione che mi lascia tanta amarezza – dice Ferrigno –. Avevo deciso di scendere in D solo per l’amore che mi lega alla piazza di Messina. Ma non è stato possibile proseguire questa esperienza perché sono stati disattesi i propositi della proprietà. Avevo idee e programmi venuti meno nel tempo, il passo indietro è doloroso ma necessario. Mi spiace soprattutto per i tifosi che tanto affetto mi avevano dimostrato fin dal giorno del mio ritorno».

Ferrigno parla di promesse tecniche non mantenute: «I risultati sono sotto gli occhi di tutti e certe scelte vanno fatte con la testa e non con il cuore. Le società sono aziende che devono portare risultati. Venuto non li aveva dalla sua parte e peraltro aveva ritrattato le proprie dimissioni dopo averle sbandierate al termine della sconfitta di Cittanova. Una società seria lo avrebbe esonerato subito, per questo mi sono mosso (Feola e Mascara, ma non solo) per voltare pagina e iniziare un nuovo capitolo. Ma la società non ha avuto la forza di cambiare e le incomprensioni sono lievitate nel tempo». Una “condicio sine qua non” che è pesata nel tempo: «Questa squadra andava ristrutturata. Subito e poi a dicembre. Avevo nomi, ma serviva il budget. Fabio Sciacca e Fofana avrebbero firmato subito, altri a dicembre. Ma senza lo sforzo della società come avrei mai potuto rinforzare la squadra?». Già, una squadra «costruita male, senza logica. Si doveva cominciare dall’attaccante centrale e dagli “under” del ’98 e del ’99, e invece si è fatto tutto il contrario. Una squadra forte ma non da primato e piena di doppioni. La strada per rinforzarla c’era, il presidente ha pensato una cosa e ne ha fatta un’altra...». Ferrigno avrebbe voluto cambiare «anche la mentalità, quella che mancava per costruire un progetto vincente e ambizioso. Non vedevo organizzazione e programmazione, e quindi il futuro. Speravo di aggiungere professionalità “h24” e non part-time. Avevo chiesto una nuova sede, un segretario sempre disponibile, una visione più professionale di una società che si chiama Messina, Sciotto mi diede carta bianca, salvo poi ritrattare il tutto e ridimensionare il progetto. Ma lo ringrazio ugualmente. Lui, la dirigenza, i giocatori con i quali avevo stretto un grande rapporto. Resterò un grande tifoso del Messina. E, chissà, un giorno potrei anche tornare...».

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