Messina

Il tribunale accetta il concordato MessinAmbiente

La decisione a sei giorni dall'udienza e dopo il voto in aula consiliare per supporto economico alla società

Il tribunale accetta il concordato MessinAmbiente

La decisione è arrivata sei giorni dopo l’udienza e una settimana dopo il voto risicato del consiglio comunale per il sostegno economico al buco di MessinAmbiente. Il Tribunale di Messina ha deciso di accettare il piano concordatario in continuità con cui l’azienda partecipata dei rifiuti, propone ai creditori di pagare in quota parte i propri debiti ed evitare così il fallimento.
In prima istanza, in primavera, i giudici Giuseppe Minutoli, presidente del collegio, Antonino Orifici e Daniele Carlo Madia avevano dichiarato inammissibile la proposta formulata da MessinAmbiente a braccetto con il Comune, perché, pur se sostenibile, non aveva i crismi della concretezza dal momento che gli impegni economici indicati erano stati solo approvati dalla Giunta e non dal Consiglio Comunale che ha l’ultima parola sulla approvazione.
Poi quel nulla osta è arrivato con il voto sul filo di lana di 9 consiglieri martedì scorso e in fretta e furia la delibera approvata è stata presentata al giudice l’indomani mattina. Dopo aver fatto scattare la scontata riserva per analizzare le carte, oggi il collegio ha preso la decisione che in molti si aspettavano in Giunta e a MessinAmbiente.
Se il tavolo dei creditori – i principali sono Agenzia delle Entrate ed Inps –dovesse accettare il concordato, potrebbero incassare, circa il 30% di quanto vantano. Il monte dei debiti è di 101 milioni di euro mentre i fondi destinati dal Comune sono in totale 30 milioni. Un terzo verrebbe fuori dalla transazione fra Palazzo Zanca-Ato 3 e Messinambiente per reciproci debiti nel computo del servizio di spazzamento e raccolta rifiuti per gli anni 2007-2011. Ma il debito fuori bilancio non è stato ancora approvato dal Consiglio Comunale. Gli altri venti milioni sono frutto dell’affitto di mezzi alla Messinaservizi da parte della MessinAmbiente e del contributo del Comune per evitare che il possibile contenzioso possa creare debiti ancora più grossi per palazzo Zanca che è committente debitore della partecipata.
La prima quota di versamento del comune all’indirizzo di MessinAmbiente, sarebbe destinata alla copertura del TFR dei lavoratori, circa sei milioni. E questo garantirebbe un transito indolore dei 500 dipendenti dalla società di via Dogali alla Messina Servizi che comunque, al di là dello scampato fallimento, prenderebbe il timone delle operazioni sui rifiuti. Infine, non servirebbe una nuova proroga del servizio a MessinAmbiente, perché nell’ultimo affidamento, era stata inserita la nota “fino alla effettiva operatività della MEssinaServizi”. Palazzo Zanca non dovrà perciò inventarsi una nuova ordinanza contingibile e urgente

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