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Carcere “duro” per il boss di S. Lucia del Mela Mazzagatti

Il decreto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, lo ha firmato alcuni giorni fa. E il boss 57enne di S. Lucia del Mela Pietro Nicola Mazzagatti è finito al “41 bis”, il regime di carcere duro.

Carcere “duro” per il boss di S. Lucia del Mela Mazzagatti

La richiesta era stata depositata dai sostituti della Dda di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, e controfirmata dal procuratore capo Maurizio De Lucia, e si sostanzia con le novità che sono emerse con l’operazione antimafia “Gotha VI” sul piano delle ricostruzione delle dinamiche mafiose lungo la zona tirrenica e sul ruolo apicale che avrebbe rivestito Mazzagatti nell’ambito delle “derivazioni” della famiglia mafiosa.

In questo caso si tratta della ricostruzione della lunga scia di omicidi della guerra di mafia e degli “assestamenti interni” a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 che insanguinarono l’hinterland tirrenico e nebroideo.

Mazzagatti, nell’ambito di questa ultima puntata conosciuta dell’operazione “Gotha” secondo l’accusa è coinvolto in alcune delle esecuzioni.

L’operazione “Gotha VI”, frutto delle indagini dei sostituti procuratori della Dda Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio e dei carabinieri del Ros, ha portato all’incriminazione di 18 persone, cinque delle quali sono collaboratori di giustizia. L’indagine, grazie le rivelazioni di proprio dei cinque pentiti, ha fatto luce su 17 omicidi e un tentato omicidio. Il giudizio abbreviato scelto solo da 8 imputati, si è limitato ad affrontare in questa fase 14 omicidi e un tentato omicidio. Per gli altri 10 imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario, è tra questo c’è Mazzagatti il relativo processo in corte d’assise, è attualmente in corso. All’ultima udienza infatti il boss di S. Lucia del Mela ha partecipato in videoconferenza.

Nel processo di primo grado attualmente in corso davanti alla corte d’assise di Messina per i riti ordinari, sono imputati i capi storici di Cosa nostra barcellonese. si tratta di Giuseppe Gullotti, 57 anni; Giovanni Rao, 57 anni; Salvatore “Sem” Di Salvo, 52 anni, e poi di alcuni boss e gregari, diventati anche esecutori materiali di omicidi: Antonino Calderone, 30 anni; Antonino Calderone, 43 anni, inteso “Caiella”; Angelo Caliri, 51 anni; Domenico Chiofalo, 33 anni; Carmelo Giambò, 47 anni; Pietro Nicola Mazzagatti, 57 anni; Aurelio Micale, 40 anni. Il quadro delle accuse legate agli omicidi è ovviamente complesso. Ognuno di loro, secondo l’accusa, deve rispondere in relazione al ruolo, decisionale o operativo, che avrebbe ricoperto nella singola esecuzione.

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