MESSINA

Nuova “Don Blasco”, via libera

Il Tar ha rigettato l’istanza di sospensiva dell’impresa seconda classificata contro il vincitore della gara della strada (27 milioni) che collegherà il porto agli svincoli Centro e Gazzi.

Nuova “Don Blasco”, via libera

«Andiamo avanti per aprire i cantieri e realizzare la nuova via Don Blasco. Questa è la nostra scelta visto che il ricorso per la sospensiva dell’aggiudicazione è stato rigettato dal Tar, e il nuovo orientamento giurisprudenziale ci consente di firmare il contratto con l’impresa vincitrice, purché si sia svolto almeno un primo giudizio».

Così l’assessore comunale alle Infrastrutture, Sergio De Cola, alla luce della decisione del tribunale amministrativo di Catania che il 22 settembre scorso non ha accolto il ricorso del raggruppamento d’imprese secondo classificato nei confronti dell’aggiudicazione al consorzio stabile Medil Scarl, con sede a Benevento, della grande opera viaria (in tutto 27 milioni) finanziata dalla Regione e dallo Stato per collegare in modo più diretto il porto agli svincoli Messina Centro e Gazzi. A presentare l’istanza di sospensiva contro la graduatoria decretata dall’Urega (Ufficio regionale gare) di Messina il 15 marzo scorso era stato un altro consorzio stabile: la Sqm Società consortile arl, avente sede a Catania, di cui fanno pare le imprese messinesi Ingegneria e Costruzioni srl e Lupò Costruzioni srl, e che, nella graduatoria, aveva riportato un punteggio totale di 73,45 punti, ventitre centesimi di punto in meno dei 73,68 conseguiti dal vincitore Medil Scarl. Uno scarto piccolissimo ma che non è stato inficiato dal primo responso del Tar catanese che non ha ritenuto, in sede cautelare, di dover sospendere l’aggiudicazione. Il giudizio sulla sospensiva andrà avanti davanti al Cga, ma intanto, come sottolineato da De Cola, dopo un primo esito di giudizio, la legge consente all’ente appaltante di andare avanti. «In questa settimana – spiega De Cola – faremo una riunione importante e potremo delineare il percorso da compiere, e i tempi, per firmare il contratto e aprire i cantieri». La speranza di tutti è quella d’arrivare a farlo entro la fine dell’anno.

Per i cittadini di Messina, l’apertura dei cantieri per realizzare la nuova via Don Blasco. la nuova strada a valle della via La Farina, tra la Zona falcata e la Zir di Gazzi, sarà un progresso importante. Quasi un traguardo storico. Con questa nuova strada centrale, lunga appena 2 chilometri e 800 metri, infatti, non si otterrà solo il risultato di liberare dai Tir la via La Farina e di creare un migliore collegamento tra il porto centrale e l’autostrada nell’attesa del porto di Tremestieri, ciò che ha reso doveroso – da parte del Ministero dei Trasporti, della Regione e dell’Autorità portuale di Messina – il cofinanziamento da 27 milioni.

Quel che appare più importante, almeno in prospettiva, è il contributo straordinario che la nuova via Don Blasco e le opere ad essa collegate – rotatorie, verde, arredo urbano – potranno dare al recupero e alla riqualificazione del territorio a valle della via La Farina, e in avvicinamento a un fronte a mare cancellato dalla cortina di ferro. Centrale è in tal senso l’accordo già sancito con quelle Ferrovie che, per realizzare la nuova via Don Blasco, riconsegnano alla Città di Messina una fascia longitudinale di circa 15.000 metri quadrati tra la via Santa Cecilia bassa e la radice del viale Europa. Saranno, in lunghezza, circa 800 metri della tratta ferroviaria presente all’interno del parco “Piccola velocità” di via Santa Cecilia, divenuto da decenni, in buona parte, una sorta di deserto urbano, di negazione di ogni utilità. Le Fs sono infatti la più importante delle “ditte” proprietarie (si dice così nel linguaggio degli espropri) che cederà terreni al Comune per un corrispettivo di un milione e 300.000 euro. In totale le ditte sono 27. Tra esse, i 22 nuclei familiari che occupano le “Case D’Arrigo”. Se alcune famiglie sono proprietarie e hanno diritto all’ indennizzo molte sono in posizione di abusivismo. Ed è inutile negarlo: qui potrebbe sorgere più di qualche problema sociale, ma quando si deve realizzare un’opera pubblica e nel caso di (reali) emergenze abitative, le soluzioni offerte dalla legge non mancano.

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