Messina

Ritrova buoni postali del 1987 e “guadagna” centomila euro

La singolare scoperta di una pensionata tra le vecchie carte di famiglia. Una centenaria messinese che vive a Monza. E ha fatto pure causa alle Poste che vogliono darle solo la metà dell’importo

Ritrova buoni postali del 1987 e “guadagna” centomila euro

Scoprirsi “milionaria” a 102 anni. È ciò che è successo alla signora Gaetana L., messinese residente a Monza che, nei mesi scorsi, sistemando alcune carte di famiglia insieme con un’assistente domiciliare, ha trovato due buoni postali del 1987 del valore di 5 milioni di vecchie lire ciascuno, intestati a lei ed al marito defunto, che oggi frutterebbero più di 190milioni di lire (“ridotti” oggi a quasi 100mila euro per il “gioco” dei tassi d’interesse).

Un amico di famiglia della donna, però, si è recato in un Ufficio postale per chiedere informazioni sulla riscossione e gli è stato detto che, fatto il conguaglio dalla data di emissione a quella del “ritrovamento” risalente allo scorso dicembre, il rimborso per i due buoni di cui la signora Gaetana non conosceva o non ricordava l’esistenza ammonterebbe a 58.465,31 euro.

Una cifra che risulta quasi la metà rispetto a quella alla quale si pensava avesse diritto la donna in base ad un attento esame dei buoni con i relativi tassi di interesse riportati sulla parte posteriore degli stessi. Da qui la scelta di rivolgersi ad Agitalia, che si occupa proprio di fornire supporto per la riscossione di buoni postali e libretti bancari.

L’associazione ha provveduto a sottoporre la questione all’attenzione del proprio commercialista, il quale ha contabilizzato il valore attualizzato dei buoni in quasi 100mila euro, per l’esattezza 98.550 euro alla data del 15 dicembre 2016, confermando il calcolo iniziale della famiglia.

L’ovvio stupore nello scoprire di essere in possesso di una così alta cifra di denaro ricorda quello del ritrovamento di un piccolo tesoro o dell’annuncio di una eredità arrivata all’improvviso ed assume contorni ancor più curiosi vista l’età della protagonista.

Ma come si spiega la discrepanza tra il valore indicato all’Ufficio postale e quello calcolato da Agitalia? «Il 31 dicembre 2016 – spiega Giovanni Rossetti di Agitalia –, sono scaduti i buoni postali fruttiferi ordinari di durata trentennale emessi dall’1 luglio 1986 al 31 dicembre 1986 (serie Q/P). Ciò premesso, va chiarito che i buoni in questione possono recare sul retro un timbro a secco con rendimenti fino al 20° anno diversi rispetto a quelli originari. Questo timbro si trova sovrapposto alla tabella di rendimento stampata sul buono stesso. Diversi giudici di merito, l’Arbitro bancario finanziario e anche la Cassazione si sono espressi in merito affermando la prevalenza delle condizioni riportate sul titolo ed accettate dalle parti, rispetto a quelle dettate dal decreto del ministero del Tesoro 13.giugno.1986 e applicate da Poste Italiane nella liquidazione dei buoni».

E questo cosa significa? «In sostanza che i risparmiatori hanno diritto alla liquidazione in base ai rendimenti indicati sul timbro, che possono essere superiori rispetto a quelli previsti originariamente dalla tabella stampata sul buono e alla quale è stato appunto sovrapposto il timbro correttivo».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Gazzetta del Sud online

Caratteri rimanenti: 400

Le altre notizie

i più letti di oggi

Via dei Mille, rubate 15 piantine

Via dei Mille, rubate 15 piantine

di Maurizio Licordari