Messina

Barbaro: «Una Giustizia trasparente»

Si è insediato il nuovo procuratore generale nel corso di una affollata cerimonia in Corte d’Assise. «È arrivato il momento di dare un reale contenuto a questo concetto»

Barbaro: «Una Giustizia trasparente»

«Non può esserci un giusto processo, se il processo non ha una ragionevole durata». «Molto spesso siamo di fronte a casi di giustizia non efficiente».

«Nel nostro lavoro è fondamentale il concetto di trasparenza, soprattutto in questa nostra bella terra meridionale, dove spesso ci troviamo di fronte a sospetti, allusioni, e comportamenti poco chiari».

Nel giorno del suo insediamento il neo procuratore generale Vincenzo Barbaro ha messo in fila nel suo intervento una serie di concetti-chiave con cui ha fatto capire molto chiaramente come si muoverà sulla poltrona più importante del Distretto giudiziario messinese, per svolgere quel ruolo fondamentale che la recente riforma gli assegna, ovvero soprattutto coordinare tutte le procure.

L’aula della Corte d’assise ieri mattina era veramente molto affollata per la sua cerimonia d’insediamento, che è stata presieduta dal primo presidente della Corte d’appello Michele Galluccio, il quale ha avuto per il collega parole di stima e apprezzamento («ha grande equilibrio e professionalità»), ricordando tra l’altro l’inizio della carriera che li vide insieme a Palmi, sul finire degli anni ’70, «quando il fenomeno del pentitismo era appena comparso».

In tutti gli interventi che si sono succeduti, niente affatto di prammatica ma con un reale coinvolgimento affettivo e di grande stima, le varie componenti della giustizia messinese hanno sottolineato la personalità del nuovo procuratore generale: il sostituto Pg Enza Napoli («grande capacità di lavoro, l’ufficio che rappresento si troverà in perfetta sintonia»); l’ex procuratore generale Giovanni D’Angelo («possiedi equilibrio, serenità di valutazione, spirito di collaborazione... è finito il tempo in cui i posti di vertice erano la fine della carriera, oggi sono l’inizio di sfide importanti»; il neo procuratore capo Maurizio De Lucia («sono qui da poco... grazie per quello che hai fatto fino ad oggi, sappiamo che sei un importante punto di riferimento per tutti noi»); il consigliere dell’Ordine degli avvocati Giuseppe Vadalà Bertini («possiede molte qualità professionali, l’auspicio di tutti gli avvocati è quello di continuare con quella fattiva collaborazione che abbiamo già apprezzato»); l’avvocato Massimo Lo Turco («mi lega un’amicizia profonda da tanti anni, avete già detto tutti delle sue grandi qualità umane»).

Alla fine degli interventi è stato lui a parlare, Vincenzo Barbaro, un foglietto di appunti sul tavolo, senza tradire emozione, e una serie di concetti esplicati soprattutto su quello che intende fare.

Prima di tutto però, ha ringraziato con il cuore in mano gli ormai “ex” colleghi della Procura - e qui una vena d’emozione c’è stata -, e tutto il personale giudiziario («abbiamo ottenuto grandi risultati»), e ha detto un grazie agli avvocati («il loro ruolo è fondamentale, nel rispetto dei compiti dobbiamo mettere da parte le cose che ci dividono e guardare alle cose che ci uniscono, attivare sempre forme di collaborazione»).

Poi si è soffermato sul ruolo e sulla figura del procuratore generale: «Il primo pensiero va al concetto di trasparenza, ritengo che sia arrivato il momento di dare contenuto a questo concetto e di comunicare il più possibile, proprio in un momento in cui la comunicazione via internet è diffusa in tutto il territorio; penso che sia arrivato il momento che tutti gli uffici giudiziari del Distretto si dotino di siti internet».

Ha poi parlato del giusto processo: «Non ci può essere un giusto processo se un processo non ha una giusta durata, dobbiamo prendere atto che purtroppo spesso la risposta alla domanda di giustizia non è efficiente, e che si attende troppo per poter ottenere una decisione, che spesso arriva con ritardo».

Per il nuovo procuratore generale «dobbiamo anche cominciare a pensare di parlare in termini di economicità giudiziaria, bisogna smettere di pensare a una giustizia come a una macchina a scompartimenti separati, dove un ufficio scarica colpe sull’altro e si “mette” a posto».

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