MESSINA

Tania ha scelto la via del silenzio

Le condizioni della 34enne sono migliorate ma il percorso di ripresa sarà lungo

Tania ha scelto la via del silenzio

Tania, 34 anni, giovane donna di Briga, fino a venerdì scorso viveva felice, con i suoi cari, di fronte a un mare sempre azzurro, quello dipinto da Migneco. Da centinaia di ore, soffre e stringe i denti in camerette di reparti d’ospedale dove le visite dei terzi, familiari a parte, sono impossibili. Rianimazione, Terapia intensiva. Dove nessuno, in gioventù, pensa mai di finire.

Tania non parla con la stampa. Desidera stare con se stessa ed allontanarsi, il più possibile, nella sua vita che rinasce, dall’incubo che l’ha investita in modo così crudele. È più che comprensibile, giusto, dopo il tremendo ribaltamento che la sua esistenza a causa della ferocia umana, ha subito. Dopo aver pagato un prezzo così alto alla follia e la ferocia di quei colpi di pistola che le hanno devastato una gamba e messo per almeno due giorni in pericolo la sua vita. La sua vita: quell’universo sacro che è l’esistenza di ciascuno di noi ma che ha rischiato d’essere liquidata in un attimo, come si timbra il biglietto dell’autobus per poi gettarlo via. E ciò solo perché due persone dovevano sfogare la rabbia di vite così lontane da lei, e sparare anche ad altezza d’uomo per punire il “locale” che non li aveva ammessi a ballare.

La gamba è stata salvata con un intervento chirurgico straordinario, che ha vinto il pericolo mortale di quelle due ogive calibro 38 che le hanno quasi tranciato arteria e vena del femore, e che il povero femore hanno pure fatto a pezzi. E le schegge di metallo sono penetrate così a fondo nei suoi tessuti da non potere essere asportate, durante l’operazione, per non scatenare nuove emorragie. Ma grazie alla provvidenza e alla scienza – i genitori di Tania ringraziano entrambe – la gamba e la vita di Tania sono state pienamente salvate.

Questa nostra giovane, cambierà presto stanza d’ospedale, dalla Terapia intensiva approderà ad un reparto dal nome un po’ più rassicurante, e poi – al più presto – potrà ritornare nella sua casa di Briga marina. Tania tornerà un giorno anche a correre, anche se per la piena funzionalità di quella gamba martoriata dai “pistoleri” dovrà passare da lunghe cure e trattamenti fisioterapici.

Tutto questo si può facilmente immaginare, ma l’immedesimarsi reale nelle vite degli altri risulta sempre più difficile. Per papà e mamma, la sorella Barbara, i parenti e gli amici più cari, basta l’amore – unito nei genitori ad una profonda fede cristiana – a rendere tutto più naturale, a triplicare, a decuplicare la forza con cui stanno vicini a Tania da quella notte maledetta e sempre le staranno vicini finché lei non sarà guarita.

«La mamma di Tania – ci dice monsignor Nicolò Freni, il parroco di Briga – mi ha detto oggi che lei sente nel suo cuore che a salvare sua figlia è stata la protezione della Madonna di Grotte: la chiesa sta proprio davanti al lido da cui Tania stava uscendo».

Ma per tutti gli altri, ovvero per tutti noi, l’immedesimazione richiedeva uno sforzo in più. Pensare davvero, con istintivo orrore, a cosa sarebbe successo se tutta questa follia criminale avesse investito, all’improvviso, una nostra figlia, o sorella.

Per questo Messina, dopo i due colpi di pistola a Tania, si è sentita una comunità gravemente ferita ed ha cercato di aiutare la Giustizia. Perché, stavolta, si è immedesimata davvero. E continua a tifare per Tania, ne immagina i dolori fisici, le fatiche. Ma al contempo gioisce perché sa che tornerà alla sua casa di Briga, a quel mare azzurro che le sta davanti e che le darà grande gioia, solo a rivederlo...

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