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"Cutè guidava, Aloisi ha sparato"

Ecco la ricostruzione della Procura dopo le indagini dei carabinieri della Compagnia Centro

"Cutè guidava, Aloisi ha sparato"

Vi fazzu avvidiri jo. Alle due di notte Alessandro Cutè prima di andarsene con Gianfranco Aloisi dalla discoteca M’Ama ha alzato il braccio verso i buttafuori che non l’avevano fatto entrare a ballare ed ha parlato chiaro.

Mezz’ora dopo è stato l’inferno con quei cinque colpi di una calibro 38 sparati all’impazzata verso l’entrata del locale, le grida di quella povera ragazza ferita sono rimaste impresse a centinaia di persone. Sembravano fuochi d’artificio sulle prime, poi tutti hanno capito guardando la terribile striscia di sangue e quella scarpa elegante abbandonata al suo destino.

Nel provvedimento di fermo siglato dal pm Antonio Carchietti ci sono le prove che hanno portato i carabinieri della Compagnia Messina Centro ad incastrare i due amici per la pelle Cutè e Aloisi, che dopo quattro giorni di latitanza con i militari alle costole si sono consegnati martedì sera davanti al Comando provinciale, accompagnati dai loro difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Franco Rosso.

Intanto le contestazioni. Due i reati principali di cui sono accusati Cutè e Aloisi: le lesioni gravi con tre aggravanti (fatto commesso con armi, da persone travisate, da più persone riunite), la pena prevista va dai 3 anni 7 anni di carcere; il porto illegale della pistola (che non si trova), con una pena prevista dai 2 anni ai 10 anni di carcere. È chiaro che per considerare una pena finale non bisogna “sommare” astrattamente. E non è detto che quando il gip avrà le carte di questa storia per convalidare o meno il fermo (avrà 48 ore di tempo per decidere da quanto formalmente avverrà la trasmissione del fascicolo al suo ufficio), non faccia altre valutazioni anche rispetto alla tipologia dei reati. Soprattutto rispetto all’evoluzione che potrebbe avere la vicenda in relazione alle condizioni di salute della povera Tania, la ragazza rimasta ferita davanti al “M’Ama”, che è ricoverata all’ospedale Papardo.

Ma come si sono svolti i fatti? Chi ha sparato? Dove è stata nascosta, o dove è stata gettata, la calibro 38? L’Honda Sh di Aloisi su cui i due hanno effettuato il “raid di piombo” devastante dov’è finito?

Per adesso la risposta delle indagini si concentra soltanto sul primo interrogativo. Scrive il pm Carchietti sulla scorta degli accertamenti dei militari del tenente Marco Boccucci, facendo una sintesi tra “parole e “immagini”, ovvero le dichiarazioni dei testimoni che hanno assistito alla spedizione di fuoco e i fotogrammi delle telecamere di videosorveglianza: «... è possibile distinguere due soggetti su un motociclo, uno di corporatura più bassa alla guida e uno di corporatura più alta come passeggero, i quali, coperti da casco, viaggiando in direzione Ganzirri, sostano per qualche secondo dinanzi alla predetta struttura di intrattenimento serale mentre il passeggero, con una pistola, esplode 5 colpi (precisamente uno in aria, due ad altezza media, uno in basso e l’ultimo ancora in aria), due dei quali feriscono agli arti inferiori la vittima che si apprestava ad uscire dal locale».

Scrive ancora il magistrato: «... Cutè Alessandro, di corporatura minuta presenta delle caratteristiche fisiche somiglianti a quelle del conduttore del mezzo mentre Aloisi Gianfranco, di altezza maggiore, ha una forte somiglianza corporea con il passeggero che ha esploso i colpi».

Quindi secondo le immagini a sparare è stato Aloisi, mentre Cutè guidava l’Honda Sh.

Le testimonianze«Fate entrare tutti, giusto noi non fate entrare»

1M.L., una delle ragazze che selezionava i clienti all’ingresso ha dichiarato: «Svolgo occasionalmente le mansioni di pr in occasione di serate musicali... ieri alle 21.15 ho intrapreso la mia attività presso il locale M’Ama dove era in programma un apericena seguito da serata danzante... intorno alle 1.30 mi trovavo all’ingresso dove vi erano due persone della sicurezza. Uno di questi ha avuto una discussione verbale con tre giovani, dell’apparente età di 17-18 anni, che volevano entrare. Ho sentito uno di loro rivolgersi al buttafuori, precisamente quello pelato, dicendogli “come mai fate entrare tutti, giusto noi non fate entrare, ora faccio un casino spacco tutto, sono entrati questi quattro scassapagliari che appena li fai una mossa scappano”».

«Mi sono abbassato restando impietrito»

2Un addetto alla sicurezza, I.A., ha dichiarato: «... intorno alle ore 2.15 notavo uno scooter, forse è Honda Sh di cui non ricordo il colore, con a bordo due persone, presumibilmente di sesso maschile, entrambi con il casco calzato. In prossimità dell’ingresso il conducente del mezzo rallentava senza fermarsi, mentre il secondo che aveva una pistola nelle mani, allungava il braccio verso l’entrata esplodendo tre-quattro colpi. Istintivamente mi sono abbassato restando impietrito. Lo scooter che percorreva la via Consolare Pompea da sud verso nord, si allontavana in direzione di Ganzirri e immediatamente ho sentito delle urla provenire dalla zona cassa. Mi sono volto in quella direzione e ho visto una ragazza ferita a terra».

«Il più basso ha fatto un gesto con il braccio»

Un altro addetto alla sicurezza, P.P., ha dichiarato: «... intorno all’una di questa notte, ad un gruppo di giovani, ragazze e ragazzi, non veniva consentito l’accesso dalla selector. Tra di loro erano due giovani, uno alto circa m. 1.60, forse con indosso una camicia bianca o comunque chiara, corporatura magra, dai capelli biondi al centro della nuca e corti sui lati, dell’apparente età di 18-20 anni e un altro, più alto del primo m. 1.80 circa, corporatura robusta, capelli di colore castano, forse con indosso un bermuda di colore chiaro e una camicia azzurra dell’apparente età di 22-24 anni, i quali con fare arrogante minacciavano di buttare tutto all’aria e di passare perché volevano parlare con il proprietario e conoscere le ragioni per le quali non potevano entrare. Intorno alle 1.40 i due ragazzi si allontanavano e uno di essi, quello più basso, faceva un gesto con il braccio a mo’ di insulto verso...».

Sono le 2.30 della notte tra venerdì e sabato scorsi quando, a Grotte, due dei cinque proiettili calibro 38 sparati dalla strada colpiscono ad una gamba e a un fianco Tania, 34enne di Briga, appena uscita dal lido M’Ama in compagnia della sorella e di due amici. A fare fuoco è un giovane trasportato da un complice su un Honda Sh: i due avrebbero sparato all’impazzata in direzione dell’ingresso del lido per una folle vendetta contro i buttafuori che non li avevano fatti entrare ad una serata ad inviti.

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