Messina

In quarantamila sulle orme di Sant’Antonio

Ieri la tradizionale processione per le vie della città ha richiamato come ogni anno una gran folla di fedeli. Dietro il carro trionfale non solo messinesi, ma anche devoti da ogni parte della Sicilia, da Calabria e Puglia

In quarantamila sulle orme di Sant’Antonio

Messina città ricca di storia e tradizione, di grande fede e religiosità. Ma soprattutto città antoniana: lo dimostra ancora una volta l’imponente presenza di fedeli che ieri hanno reso omaggio a uno dei Santi più amati al mondo, Antonio di Padova. Tra le 40mila persone presenti alla secolare processione del carro trionfale erano presenti non solo i messinesi, ma anche folle di devoti provenienti da ogni parte della Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia, per rendere omaggio alla statua miracolosa che da oltre un secolo è collocata nella Basilica rogazionista. Archiviata la sesta edizione della Notte Bianca tante persone, sin dalle prime ore del mattino, hanno affollato il tratto di via S. Cecilia antistante il santuario.

C’era chi attendeva in fila di ricevere il pane benedetto distribuito nell’angolo allestito dai volontari della Mensa dei Poveri, chi con un giglio in mano da portare al Santo, chi per visitare il Museo con il Tesoro e poi partecipare alla messa, chi semplicemente per fare un giro tra le bancarelle degli ambulanti.

È stato mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione a presiedere la solenne celebrazione delle 11. Nell’omelia il presule ha sottolineato il coraggio della professione di fede che ha caratterizzato il Santo di Padova, nella sua breve ma intensa esistenza. La messa, animata dalla cappella musicale “Rogate”, è stata concelebrata dal rettore della Basilica, padre Mario Magro, che è anche il presidente del Collegamento nazionale dei santuari, alla presenza del sindaco, del comandante del corpo di polizia e di altri rappresentanti delle istituzioni civili e militari, oltre alle realtà associazionistiche laicali.

«Il nostro Santuario - ha detto padre Mario - continua a essere un punto di riferimento per le migliaia di persone di ogni età che lo affollano ogni giorno per pregare, dispensare grazie, trovare conforto e condividere la ricerca di Dio, soprattutto in un tempo in cui si parla tanto di accoglienza».

Il sacerdote, nel ricordare inoltre l’importanza dei santi come testimonianza e modello da perseguire nella quotidianità, ha manifestato il desiderio che Messina possa essere una città sempre più unita per affrontare i tanti problemi che la affliggono.

Nel pomeriggio si è svolta la processione, partecipata da devoti e pellegrini, scalzi e vestiti con il saio francescano, a ricordo delle grazie ricevute, ma anche da centinaia di ammalati e disabili. Per l’occasione la statua di S. Antonio, preceduta dalle reliquie custodite in un busto dorato, viene posta su un mappamondo allestito sopra un carro alto sette metri, scortato dai paggetti antoniani che indicano la predilezione di Antonio per i piccoli e gli orfani.

La costruzione della struttura attuale, risale al 1946, mentre il primo carro, più modesto, fu costruito nel 1931 grazie al contributo della Marina Militare. Il corteo, al quale hanno partecipato il sindaco Accorinti, mons. Mario Di Pietro, padre Gianfranco Centrorrino, i religiosi della famiglia rogazionista, e alcune confraternite, ha percorso le vie Ghibellina, S. Cecilia, Cesare Battisti, Tommaso Cannizzaro, piazza Cairoli, viale S. Martino e via S. Cecilia, per poi tornare dinanzi al santuario dove mons. Fisichella ha impartito la benedizione ai presenti.

«Abbiamo attraversato le strade di Messina per proclamare il nostro credo e il nostro essere pellegrini, continuando una tradizione che ci e stata consegnata da chi prima di noi l’ha ricevuta. Guardiamo al futuro con il cuore aperto, forti nella fede e costanti nella carità. Non lasciamoci rubare la speranza».

Padre Mario Magro ha ringraziato quanti hanno collaborato alla riuscita della festa: l’amministrazione comunale, il Prefetto, il Questore, i volontari e i tiratori. I festeggiamenti si sono conclusi con lo spettacolo di accensione musicale delle luminarie in piazza Annibale di Francia e i giochi pirotecnici. A seguire, il concerto delle bande musicali “Giuseppe Verdi” di Faro Superiore e Larderia Superiore. La tradizione di S. Antonio è stata voluta e sollecitata nel XX secolo dal Santo messinese del “rogate” Annibale Maria di Francia, fondatore degli orfanotrofi antoniani presenti in Italia e della stessa Basilica, nella cui cripta è stato collocato il corpo incorrotto.

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