Messina

Prostituzione, 12 condanne

La sentenza d’Appello del processo “Bocca di rosa” per 14 imputati. Assolti un cingalese e Giuseppe Bonsignore. In tre casi uno “sconto” di pena

Erano sei le case d’appuntamento alla portata di tutti sparse tra la via La Farina e Contesse che rendevano parecchio, un’ora di sesso si “comprava” a prezzi modici 50 o 100 euro. E l’operazione antiprostituzione a suo tempo la chiamarono “Bocca di rosa”.

Ieri sono arrivate le condanne di secondo grado della Corte d’assise d’appello (una competenza dovuta ad uno dei reati contestati originariamente, la riduzione in schiavitù). Sono in tutto dodici le condanne rispetto ai quattordici imputati coinvolti, due soltanto le assoluzioni totali, in tre casi si sono registrati “sconti” di pena.

Ecco il dettaglio. Assoluzioni totali delle accuse contestate hanno registrato hanno registrato Arachchige Malikawathi Edirisingha («per nopn aver comesso il fatto»), e Giuseppe Bonsignore («perché il fatto non sussiste»). Nei confronti di quest’ultimo sono state revocate le pene accessorie.

In tre casi si sono registrate riduzioni di pena: Lucia Mazzullo, essendo stata assolta da un capo d’imputazione, è stata condannata a 4 anni, 10 mesi e 1.100 euro di multa (rispetto ai 5 anni e 1.200 euro di multa del primo grado); a Giuseppa Pulejo (in primo grado era stata condannata a 4 anni e 2 mesi più 700 euro) e Santina Fazio Di Pietro (in primo grado era stata condannata 3 anni e 600 euro), sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti rispetto alle circostanze aggravanti, quindi la pena è “scesa” per le due donne a 2 anni e 400 euro di multa.

I giudici d’appello hanno poi confermato integralmente le condanne inflitte in primo grado nel marzo del 2016 ai nove personaggi del sottobosco di prostituzione che secondo l’accusa gravitavano, gestivano o favorivano gli incontri tra clienti e donne giovani e meno giovani con grande frequenza, nell’estate del 2012: Antonino Barrile, 5 anni e mezzo più 1.000 euro di multa; Carmela Comandè, 6 anni e 4 mesi più 1.400 euro; Michele Ferro, 5 anni e 10 mesi più 1.400 euro; Vincenzo Inuso, 5 anni e 2 mesi più 1.100 euro; Alfredo Pascale, 3 anni e 600 euro; Antonino Gumina, 2 anni e 8 mesi più 600 euro; Antonio Micale, un anno e 4 mesi più 200 euro (pena sospesa); Giovanni Cisco, 2 anni e 6 mesi più 400 euro; Cirino Oriti, un anno e 4 mesi.

Confermata la statuizione del primo grado a carico di Comandé, Ferro e Pulejo, che dovranno risarcire la parte civile Antonina Miceli in un futuro processo in sede civile, che era rappresentata dall’avvocato Giovanni Mannuccia. Numeroso il collegio difensivo che si è occupato della vicenda processuale, composto dagli avvocati Chiara Fugazzotto, Salvatore Silvestro, Massimo Marchese, Piera Basile, Marcella De Luca, Fortunato Strangi, Nino Cacia, Lori Olivo, Giuseppina Gemellaro, Filippo Cusmano, Antonello Scordo, Marinella Ottanà, Giuseppe Carrabba e Carlo Caravella.

L’operazione denominata “Bocca di rosa” scattò nel febbraio 2014. Le indagini dei carabinieri vennero invece avviate nell’estate del 2012. Gli investigatori diedero un nome a ciascun luogo d’incontro sulla base dei tenutari. Così emersero gli appellativi di “Casa Perre”, “Casa Comandè”, “Casa Scucchia”, “Casa Piazza”, “Casa Di Pietro” e “Casa Pascale”. All’interno si concedevano donne anche molto giovani, praticamente senza sosta. Offrivano prestazioni sessuali in cambio di un corrispettivo in denaro tra i 50 e i 100 euro. La prima scintilla investigativa fu nell’estate del 2012, quando i carabinieri, coordinati dal sostituto Antonio Carchietti, tennero sotto osservazione strani movimenti attorno a una baracca di via Salandra, a pochi passi dalla via La Farina. (n.a.)

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