Messina

Corruzione alla “Fallimentare”, tre indagati

Chiusa l’inchiesta della procura di Reggio Calabria sulla vicenda del tribunale peloritano. Archiviazione per altri quattro. Coinvolti un magistrato, un colonnello dei carabinieri e un imprenditore

Corruzione alla “Fallimentare”, tre indagati

Secondo la Procura di Reggio Calabria avevano un disegno preciso.

Si sarebbero “messi d’accordo” per creare una nuova società di vendite giudiziarie come “costola” della sezione fallimentare del Tribunale di Messina.

Una società creata ad hoc dall’imprenditore. Dove sarebbero poi state assunte la moglie del magistrato e la compagna del colonnello dei carabinieri. Ma il progetto non s’è mai realizzato.

Nella clamorosa e “blindata” inchiesta della procura reggina di cui abbiamo dato notizia nell’aprile dello scorso anno, gestita dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dal sostituto procuratore Roberto Di Palma, c’è adesso da registrare l’atto di chiusura delle indagini preliminari, che è stato notificato in queste ore soltanto a tre dei sette indagati iniziali, con l’accusa di corruzione aggravata in concorso: il magistrato della II sezione civile del Tribunale di Messina, a capo della Sezione fallimentare, Giuseppe Minutoli, il tenente colonnello dei carabinieri Letterio Romeo, e il noto imprenditore peloritano nel settore della ristorazione e dei locali pubblici Gianfranco Colosi.

Il periodo di tempo circoscritto dall’indagine, che a suo tempo venne svolta per mesi dai carabinieri del Nucleo investigativo di Messina con decine di pedinamenti e una mole notevole di intercettazioni telefoniche e ambientali, va dal giugno del 2015 al marzo del 2016.

I tre indagati sono in questa fase assistiti dagli avvocati Donatella Cuomo, Alberto Gullino, Carlo Autru Ryolo e Fabrizio Ferraro.

Adesso scatta la fase riservata alla difesa, per depositare per esempio nuove memorie e altri atti ritenuti idonei a confutare le accuse. A quanto pare gia tutti e tre gli indagati sono stati sentiti nei mesi scorsi dai magistrati reggini, ed hanno spiegato la loro posizione in relazione alla fattispecie contestata. Si sarebbe trattato di conversazioni di nessuna rilevanza.

Si va invece verso l’archiviazione di tutte le contestazioni a loro carico, per gli altri quattro indagati iniziali dell’inchiesta, ovvero il carabiniere in servizio al nucleo radiomobile di Messina Francesco Biondo, l’avvocato Maria Spanò, il collaboratore di Colosi, Emilio Andaloro, e infine l’ispettore della Digos Nicola Spuria.

I magistrati della Procura di Reggio hanno disposto in questa fase la cosiddetta “separazione delle posizioni” dall’inchiesta principale, che è integrale per i quattro che dovrebbero registrare poi le richieste di archiviazione, e solo parziale per gli altri tre, cioé Minutoli, Romeo e Colosi. Per loro tre infatti sono “cadute” solo alcune accuse contestate all’inizio: corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio per Colosi, abuso d’ufficio e corruzione per Romeo, induzione indebita a dare o promettere utilità per Minutoli.

Secondo quanto scrivono i magistrati reggini, strutturando l’unico caso di corruzione rimasto in piedi, Minutoli, Romeo e Colosi avrebbero «... in concorso fra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, secondo le qualifiche ed i ruoli, accettato la promessa (il Minutoli ed il Romeo) - e promesso (il Colosi) - utilità rappresentata dalla assunzione della moglie del Minutoli e dalla compagna del Romeo presso la costituenda società in capo al Colosi, a fronte del compimento da parte del Minutoli di atti contrari ai propri doveri d’ufficio».

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