Messina

Droga a Mangialupi, in sei scelgono l'abbreviato

Operazione “Refriger 2”, nuova tappa del procedimento penale. Prossima udienza il 5 giugno davanti al gup Daniela Urbani

Droga a Mangialupi, in sei scelgono l'abbreviato

Il 5 giugno prossimo sarà giorno di verdetti per le sei persone rimaste invischiate nell’operazione antidroga “Refriger 2”. Ieri, a Palazzo Piacentini, si è tenuta una nuova udienza del procedimento penale scaturito dall’inchiesta sul traffico di stupefacenti con epicentro nel rione di Mangialupi.

Il giudice Daniela Urbani ha accolto la richiesta di rito abbreviato secco avanzata da Giovanni Panarello e Santo Corridore. Respinta, invece, l’istanza di sottoporsi a rito abbreviato subordinato alla trascrizione di alcune perizie presentata dai fratelli Francesco e Carmela Turiano e da Salvatore Pino (in quanto ritenuta incompatibile con le esigenze di celerità del rito speciale).

“No” anche alla richiesta di abbreviato parziale per Antonino Guerrini. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Nino Cacia, Rosa Duca, Salvatore Silvestro, Giuseppe Donato e Tino Celi.

Il blitz legato all’inchiesta “Refriger 2” è scattato lo scorso 22 giugno. Secondo gli investigatori della Squadra mobile, colui che è considerato il capo del sodalizio, ossia Francesco Turiano, impartiva direttamente dal carcere di Gazzi gli ordini ai suoi uomini. Con “pizzini” e altre forme di corrispondenza stabiliva come e dove agire. E gestiva la consorteria dedita al narcotraffico attraverso la sorella Carmela. La polizia eseguì attività di intercettazione ambientale in un alloggio di Mangialupi e giunsero conferme su struttura gerarchica dell’organizzazione, “modus operandi” e centrale dello spaccio, localizzata proprio nella casa di Carmela Turiano. Qui, secondo le accuse formulate dai sostituti procuratori della Dda Fabrizio Monaco, Liliana Todaro e Maria Pellegrino, venivano lavorati, confezionati e smistati cocaina, hascisc e marijuana. Proprio lo smercio su vasta scala era il marchio di fabbrica di «un’associazione familistica con forti legami con la Calabria, luogo in cui si approvvigionava», aveva spiegato durante la conferenza stampa l’allora capo della Squadra mobile Giuseppe Anzalone. «A Mangialupi non sarebbe corretto parlare di clan. Siamo in presenza di famiglie con caratteristiche simili alle ‘ndrine – aveva aggiunto Anzalone – che hanno acquisito autonomia e si sono rafforzate perché rimaste fuori della faide cittadine. Si sono imposte dagli anni Novanta, con rapine clamorose, raccogliendo fondi da reinvestire nel traffico di droga».(

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