CURO' IL BOSS PELLE

Oggi l'interrogatorio del fisioterapista

Stefano Andrea Violi, arrestato dai Carabinieri nella sua casa di Bova Marina, dovrà rispondere alle domande del gip nel carcere di Reggio Calabria dove si trova ristretto. E' accusato di aver coperto la latitanza del boss della ‘ndrangheta

Oggi l'interrogatorio del fisioterapista

Sarà interrogato oggi a Reggio Calabria per rogatoria, Stefano Andrea Violi, il 35enne arrestato ieri dai Carabinieri perchè avrebbe favorito la latitanza del boss della ‘ndrangheta Francesco Pelle. Al gip Tommasina Cutroneo, presente il sostituto della DDA di Messina, Giuseppe Verzera, il fisioterapista del Centro Neurolesi dovrà spiegare parecchie aspetti dei suoi  rapporti con “Ciccio Pakistan”, nome di battaglia del boss. Violi, originario di Melito Porto Salvo, ma residente a Bova Marina, avrebbe protetto Pelle, garantendogli l’anonimato durante un periodo di ricovero nel reparto di Riabilitazione del Centro Neurolesi di sette mesi. Pelle, boss della famiglia omonima e coinvolto nella faida di San Luca e nella strage di Duisburg, si diede alla macchia nel 2005. Il 31 luglio 2006 fu vittima di un agguato nel quale rimase gravemente ferito, raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco alla schiena. Si rese necessario il ricovero al Centro Neurolesi dove lavorava Violi che si occupò in prima persona  della sistemazione del boss.  Alcuni testimoni, interrogati dagli inquirenti, hanno confermato che durante quei sette mesi, i due  trascorrevano diverso tempo assieme e che Violi si occupava con estrema dedizione di quell’uomo che tutti conoscevano come il signor Scipione. Al momento delle dimissioni, nel maggio del 2008, fu firmato un referto in cui il signor Scipione risultava essere stato raggiunto dalle fucilate durante una battuta di caccia. Ma per la Procura non c’è dubbio che ad architettare tutto fu Violi. Il fisioterapista, com’è risultato dai controlli dei tabulati telefonici, in quei mesi chiamava spesso i familiari di Pelle per dare loro notizie del congiunto. Non solo ma avrebbe ricevuto parecchie chiamate da utenze intestate a soggetti stranieri, soprattutto indiani, risultati del tutto estranei alla vicenda. Le indagini dei Carabinieri continuano ora per stanare eventuali complici poiché in Procura sono convinti che il fisioterapista non abbia potuto fare tutto da solo favorendo la latitanza del boss per sette lunghi mesi.

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