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Crac Italgeo Srl, sono nove gli indagati

L’inchiesta della Procura e della Finanza sulla bancarotta fraudolenta dell’impresa dichiarata fallita nel 2015. Davanti al gip Mastroeni gli interrogatori di Micali, Alessandro e Scopelliti

Crac Italgeo Srl, sono nove gli indagati

Una ragnatela economica di società collegate. Nove indagati. Un caso di bancarotta fraudolenta legata al fallimento dell’impresa “Italgeo Srl” che ha trascinato altre ditte nel vortice giudiziario. Una sistematica sottrazione di beni e denaro, per circa due milioni di euro, prima che l’impresa, coinvolta a suo tempo in lavori di rilevanza nazionale e internazionale, venisse dichiarata fallita. Un’evasione fiscale per circa 5 milioni e mezzo di euro. E poi una serie di sequestri di beni alle imprese Teknogeo Srl, Progettografica Srl, e Geotecnica Srl. È tutto questo la nuova inchiesta gestita dal sostituto procuratore Antonio Carchietti, che ha registrato l’emissione di una corposa ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Salvatore Mastroeni. Proprio stamane a Palazzo di giustizia, nell’ufficio del magistrato, si terranno i primi interrogatori di garanzia sulla vicenda.

Gli indagati

In questa fase dell’inchiesta sono nove gli indagati per i quali il sostituto Carchietti ha compiuto accertamenti nei mesi scorsi, soggetti tutti rientranti nell’orbita economica della Italgeo Srl, sia in prima persona sia per partecipazioni azionarie a cessioni di rami d’azienda, oppure per prestazioni lavorative singole effettuate a favore dell’impresa o società collegate.

Si tratta di Gianfranco Alessandro, Claudio Barbera, Giuseppe Barbera, Francesca La Rosa, Maria Leonardis, Aurelio Micali, Gaetano Piraino, Massimiliano Gaetano Salamone e Antonino Scopelliti. Per questi nove indagati il gip Mastroeni, rispetto alle richieste della Procura, ha deciso misure restrittive per cinque: per l’imprenditore Giuseppe Barbera, («ha il ruolo centrale, apicale in tutta la vicenda»), aveva deciso il carcere in relazione a sei capi d’imputazione, per il momento tramutato in arresti ospedalieri visto il suo ricovero in una clinica privata; per il figlio Claudio Barbera deciso l’obbligo di dimora a Messina in relazione a quattro capi d’imputazione; l’imprenditore Aurelio Micali è attualmente agli arresti domiciliari per un capo d’imputazione; Gianfranco Alessandro ha subito l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte alla settimana per un capo d’imputazione; e infine Antonino Scopelliti ha subito il divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno, in relazione a un capo d’imputazione.

Questa mattina il gip Mastroeni sentirà in tre distinti “faccia a faccia” le ragioni di Micali, Scopelliti e Alessandro, che sono assistiti rispettivamente dagli avvocati Valter Militi, Carmelo Vinci e Giuseppe Alvaro, quest’ultimo del foro di Reggio Calabria.

La vicenda

Ha radici lontane l’inizio degli accertamenti da parte della Procura e della Guardia di Finanza in questa vicenda, e scaturisce sostanzialmente dalla allarmante relazione del curatore giudiziale della Italgeo Srl, che fu dichiarata fallita con sentenza dichiarativa del tribunale il 13 febbraio 2015. Su questo primo step si sono poi innestati altri due elementi fondamentali, ovvero la consulenza della Procura decisa dal pm Carchietti e gli accertamenti economico-finanziari delle fiamme gialle.

Scrive per esempio il gip Mastroeni nel suo provvedimento che: «... nel caso di specie è pienamente confermato dall’attivismo del Barbera Giuseppe, documentato dalle intercettazioni, per gestire denaro e beni nel modo migliore, sempre nell’ottica di sottrarre i beni al fallimento, anche con riferimento a possibili azioni revocatorie».

Ed ancora un altro passo: «Ciò, unitamente alla gravità, numero e durata nel tempo di condotte di reato, consente di ritenere sussistenti i requisiti della attualità e concretezza (divenuto doverosamente elemento preliminare di valutazione, almeno quando non ve ne sia a evidenza immediata) del rischio di reati della stessa specie, anche se la maggior parte dei reati accertati è consumata dal 2000 al 2007, essendovi poi l’operare in altre ditte con i fondi “spogliati” alla società fallita a in un ibrido di nomi ed attività che risulta in gestione fino al 2016».

Le cessioni d’azienda

Oltre all’attività distrattiva per diverse centinaia di migliaia di euro, precedente il fallimento, secondo la Procura si sarebbero registrate alcune cessioni di rami d’azienda sospetti, comprensivi anche del parco mezzi, per ditte che erano però sempre riconducibili a Giuseppe Barbera.

Scrive sul punto il gip Mastroeni: «Le conclusioni peritali evidenziano i gravi indizi emergenti da condotte univocamente volte ad un uso spregiudicato di una serie di aziende, tutte sostanzialmente facenti capo al Barbera, con utilizzazione della posizione imprenditoriale rilevante della “Italgeo srl” ma nel contempo con la distrazione continua di soldi e mezzi, stornandone le utilità e occultandole nei conti personali o in ricavi con altre ditte. La Italgeo è, senza apparente ragione economica, che non fosse assorbirne individualmente gli utili, abbandonata ad un fallimento in cui ovviamente si cura che i creditori non trovino utile. Tale attività è delittuosa, ed integra, nelle varie voci già esaminate, le fattispecie contestate, apparendo la analitica indicazione dei comportamenti reato esposta nei capi di imputazione, accertata documentalmente tramite le verifiche e la ricostruzione dei consulenti. A partire dal 2007, la società “Italgeo srl” ha pertanto iniziato a rinunciare (cedendoli) ai principali asset imprenditoriali, consistenti in alcuni rilevanti appalti. Precisamente, nel mese di maggio 2007, la società ha ceduto tutti gli appalti in corso ed anche le partecipazioni a gare, oltre ad alcuni beni strumentali. I cessionari sono la ditta Scopelliti e la società Teknogeo Srl. La ditta Scopelliti ha acquistato il ramo d’azienda per l’importo (apparente) di euro 30mila, occultando il pagamento di un maggior prezzo che ammonta ad euro 100mila. La società Teknogeo srl ha acquistato il proprio ramo d’azienda senza effettuare alcun pagamento. Pertanto, la Italgeo srl ha svuotato la propria azienda con i due atti di cessione suindicati. Inoltre, la società Italgeo srl ha, dal 2007, finanziato l’attività della società Ge.a.p. srl, società direttamente controllata da Barbera Giuseppe, noleggiando beni strumentali ulteriormente sub-noleggiati dalla Geap srl. I proventi dei sub-noleggi sono stati successivamente utilizzati anche per pagare debiti di Italgeo srl, confermando la sostanziale continuità ed unicità di gestione con più soggetti».

I retroscena

La figura centrale - spiega il gip nella sua ordinanza - è quella dell’imprenditore Giuseppe Barbera, amministratore fino al fallimento della Italgeo Srl. Scrive il magistrato, dopo aver esaminato la relazione del curatore fallimentare e la consulenza della Procura, che «Emergono i due dati salienti e reciprocamente contraddittori della vicenda, un “tessuto di relazioni” ed il volume di affari riconducibile all’impresa “Italgeo Srl” di rilievo assoluto rispetto al quale solo prelievi privati e cessioni pagate non alla ditta ma a Barbera spiegano le passività, e, d’altro lato, in realtà illecito coerente agli altri illeciti, carenze, omissioni ed irregolarità connotanti le scritture contabili».

Sul piano poi dei subentri d’azienda il gip pone l’attenzione sulla cessione a beneficio della Teknogeo Srl, gestita da Micali: «I subentri sopra elencati sono massimamente indicativi di una sostanziale “continuità di interessi” tra “Italgeo Srl” e Teknogeo. Siamo infatti dinanzi ad una “mera” cessione di ramo aziendale ad altra società: atto che ordinariamente non determina il subentro in organismi associativi. Ciò fa intendere un interesse specifico di Barbera Giuseppe nell’accreditare la Teknogeo srl».

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