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PD, volano gli stracci

Dopo quanto successo mercoledì notte, durante la seduta sulla mozione di sfiducia, il partito messinese si interroga su come ritrovare unità dopo il voto scomposto del gruppo consiliare che ha isolato la capogruppo Antonella Russo.

PD, volano gli stracci

La crisi nella crisi. Mentre a Roma si celebra la deriva del Pd, a Messina si aprono ferite che sembrano insanabili all'interno del partito cittadino. A Roma si chiama scissione, a Messina sembra un “liberi tutti” che ha avuto il suo apice nella notte di mercoledì quando, mentre la capogruppo Antonella Russo votava il sì alla sfiducia al sindaco, coerentemente con le indicazioni del partito, gli altri tre consiglieri, Claudio Cardile, Gaetano Gennaro e Pietro Iannello, hanno scelto di non condividere la posizione ufficiale. “Sono un uomo libero- ha dichiarato in seguito Claudio Cardile- la mia azione politica è rivolta innanzituto al bene della mia città e al rispetto della volontà dei cittadini”, che- secondo lo stesso consigliere- non era quella di sfiduciare Accorinti in questa fase della consiliatura. Per la capogruppo, rimasta isolata dai suoi, si è aperta una fase di riflessione, ma anche per il Pd cittadino, ancora commisariato, in attesa di un congresso che sembra la “terra promessa”, si è fatto il momento di fare chiarezza al suo interno. Che Antonella Russo sia stata coerente con le decisioni assunte nell'ambito delle riunioni che hanno preceduto la seduta di mercoledì, lo hanno ampiamente ribadito ufficialmente il commissario Ernesto Carbone, il deputato regionale Filippo Panarello, e ieri sera il gruppo Labdem. In un documento, Giuseppe Fera. Luigi Beninati, Francesco Barbalace, assicurano che “non vi possono essere dubbi in ordine alla volontà del Partito di votare favorevolmente alla sfiducia”. E aggiungono che “l'esplicitazione delle motivazioni politiche a sostegno di tale decisione sono state concretamente rappresentate dalla capogruppo, la quale ha così assolto al compito affidatole con puntuale lucidità, rendendo anche prova di militanza seria”. Per i Labdem, quindi, chi ha assunto una diversa posizione lo ha fatto in aperta violazione di una determinazione del Partito Democratico legittimamente adottata.

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