Messina

Parco di Camaro, un fallimento che dura da 3 anni

Sempre al palo l’anfiteatro da 500 posti: l’opera di grande rilevanza sociale che fu appaltata dallo Iacp nel 2011 e si bloccò nel 2014. Nominato nuovo responsabile l’architetto Rinaldo. Ma la politica non si è mai mobilitata per risolvere il caso

Parco di Camaro, un fallimento che dura da 3 anni

Un cantiere, il più significativo cantiere per un’opera sociale di quelle poche che cambiano la vita, che è ancora il simbolo del fallimento. Lavori iniziati nel 2011, sospesi nel 2014 a due passi dal traguardo, al palo nel 2017.

ll mancato Parco urbano di Camaro è e resterà – finché non ripartiranno i lavori – la più beffarda incompiuta dello Iacp di Messina ma anche dell’Amministrazione Accorinti che non può trincerarsi dietro il fatto di non esserne la stazione appaltante. Chiunque comprende bene come, nell’interesse della città, l’anfiteatro a 500 posti peraltro già realizzato e il parco verde abortito nel cuore di Camaro, valgono moralmente quanto e forse più del nuovo porto di Tremestieri o della nuova via Don Blasco.

Ma partiamo dall’Iacp. Nell’ente competente per la riapertura del cantiere, chiuso nel 2014 dopo la rescissione con l’impresa, non sembra più ragionevole nutrire fiducia. E non perché all’istituto di via Saffi manchino valide professionalità, ma per il fatto che né “mamma Regione” né la gestione del commissario straordinario Lo Conti, in questi anni, sono parsi adeguati – o con la grinta necessaria – a superare gli ostacoli in tempi accettabili. Per quanto gravi fossero gli strascichi derivanti dalla rescissione di un contratto o dal contenzioso, dalla scelta della procedura giusta o dall’immancabile mancanza di fondi, un cantiere che resta bloccato vicino al traguardo per 3 anni dimostra l’impotenza dello Iacp.

Ma limitare il rilievo allo Iacp sarebbe fin troppo facile. La verità è che la politica messinese registra qui tutto il suo fallimento. Già nella pagina dedicata al Parco urbano di Camaro il 15 marzo 2016, la Gazzetta interrogò invano le coscienze sull’indifferenza mostrata dai politici – anche a Palermo – al completamento di un’infrastruttura così importante, in termini di sostegno alla parrocchia-oratorio di Camaro S. Paolo: sia per l’aggregazione dei giovani e delle famiglie che per la lotta alla mafia. Sì alla mafia: quella mafia che con la sua sub cultura strisciante e i suoi falsi eroi di questi anni, proprio a Camaro S. Paolo come a Giostra, ha mostrato la sua capacità di avvelenamento sociale.

Finora nessun politico ha battuto i pugni perché fosse convocata, magari a Palermo, una decisiva, risolutiva conferenza dei servizi. Perché la Regione stanziasse presto tutti i fondi mancanti – 270.000 euro, pare, – necessari ad elementari lavori di rifinitura. Ora l’Iacp prova ad accelerare. Il direttore generale Giacobbe, d’intesa col commissario Lo Conti, ha nominato nuovo responsabile del procedimento l’arch. Giovanni Rinaldo. Per redigere il progetto delle opere mancanti, c’è il geom. Giuseppe Scolaro. Forse è la volta buona. Ma se la politica non si mobiliterà per i fondi mancanti, ogni speranza è già vana

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