MESSINA

Cittadella fieristica, c'è una schiarita

Il Tar di Catania ha rigettato, in sede cautelare, le istanze di sospensiva dell’aggiudicazione proposte dalle imprese classificatesi al secondo e terzo posto

fiera messina

E' arrivata ieri la seconda pronuncia preventiva da parte del tribunale amministrativo dopo quella del mese scorso. Così sono state rigettate le istanze di entrambi i ricorrenti contro l'aggiudicazione dell'appalto da 5 milioni e 300 mila euro all'impresa Lupò di Messina. Si tratta dell'impresa Caligiore e del consorzio Vitruvio classificatisi rispettivamente al secondo e terzo posto. Nei prossimi mesi si terranno le udienze di merito che potrebbero anche condurre a un esito diverso ma, al momento, la legge impone l'attesa all’ente appaltante che è l'autorità portuale, prima di firmare il contratto con l'impresa vincitrice. Quanto alle successive fasi, la scelta è quindi discrezionale. Sulla carta, ci sarebbe la possibilità di aprire i cantieri e dare così il via alla riqualificazione di una delle più belle porzioni di territorio della città ormai da troppo tempo chiuse alla pubblica fruizione e abbandonata al degrado. Nello specifico, questo primo appalto riguarda il riportare all'antico splendore il portale d'ingresso che si affaccia sulla passeggiata a mare, il padiglione delle arti e dei mestieri e il padiglione “a nave” espressione nel 900 dei maestri del Razionalismo in Sicilia, Pantano, Rovi, Libera, De Renzi. Il presidente e il segretario dell'autorità portuale, Antonino De Simone e Francesco Di Sarcina, stanno quindi valutando l'opportunità di aprire comunque i cantieri avvalendosi del parere legale dell'avvocatura dello stato. Sarebbe questo solo un primo passo verso quella riqualificazione della cittadella per la quale altri fondi risultano stanziati per opere riguardanti altre strutture. Tra queste in fase di definizione ancora la demolizione-ricostruzione del Teatro in Fiera già finanziata con 3,5 milioni. Uno spazio chiuso da anni e recentemente balzato agli onori della cronaca solo per un'occupazione da parte degli attivisti del Pinelli. Che avranno anche infranto le regole, ma col senno di poi, non avevano certo torto nel ritenerlo uno spazio negato alla cultura e abbandonato a se stesso. E ancora oggi è così

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