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Sfiducia, il Pd unito?

Prove generali di ricomposizione del partito nel Pd di Messina, in vista del voto in aula sulla sfiducia al sindaco Accorinti. E mentre due consiglieri, Gennaro e Cardile, prendono le distanze dalla capogruppo, Antonella Russo, per aver firmato senza un precedente confronto, altri iscritti la sostengono.

Sfiducia ad Accorinti,  ora sono 11 le firme

“Nessuna fuga in avanti. La capogruppo del Pd si è confrontata con i vertici del partito prima di apporre la sedicesima firma sulla mozione di sfiducia a Renato Accorinti.” Così l'ex candidato sindaco, Felice Calabrò, sulle dichiarazioni dei consiglieri comunali Gaetano Gennaro e Claudio Cardile, i quali hanno preso le distanze dall'iniziativa di Antonella Russo, contestandole di aver agito senza confrontarsi con loro e con il resto del Pd. Per Calabrò la capogruppo ha agito correttamente e coerentemente, intanto, con il proprio percorso politico di opposizione all'amministrazione, ma soprattutto in linea con le prime indicazioni dello stesso partito rese note dal commissario Ernesto Carbone poco dopo la sua nomina, e poi confermate con un comunicato ufficiale, dopo pochi minuti dalla sedicesima firma. Per Calabrò solo i tempi sono stati sbagliati: l'atto andava votato ancora prima, dopo due anni e mezzo di gestione Accorinti, quando sia l'aula che i cittadini avevano già chiaro il fallimento della rivoluzione promessa. “Ma, ormai il dado è tratto, e oggi coloro che hanno firmato la mozione- suggerisce Calabrò- prendano carta e penna e svelino ai messinesi le bugie di questa giunta che ama vantare successi che non sono i suoi o non sono reali. A sostegno dell'iniziativa di Antonella Russo anche l'ex sindaco Franco Providenti che anzi rimanda indietro le accuse ai due consiglieri, ai quali rimprovera di aver assunto, loro, una posizione autonoma senza aver sentito il parere del resto del partito. Partito rappresentato ieri da tutte le aree che lo compongono, durante una riunione promossa da Francesco Barbalace. Il responsabile di Lab Dem, insieme a molto altri, ha plaudito alla scelta della capogruppo al Comune che avrebbe così permesso al Pd di uscire dall'isolamento è ha anche redatto un documento unitario, firmato poi dai presenti, in cui si chiede ai vertici nazionali di porre fine, in tempi rapidi, alla esperienza commissariale, per ridare al partito messinese organi di direzione collegiali e ripristinare il confronto e la dialettica democratica interna, avviando la fase congressuale straordinaria con l’indicazione della data del congresso e l’insediamento immediato della commissione provinciale di garanzia. E' chiaro, quindi, che il timore del Pd messinese è di trovarsi impreparato ad affrontare nuove elezioni, sfilacciato com'è. Per Domenico Siracusano, dei Riformisti di Roberto Speranza, il percorso che ha portato alla mozione è stato carente del confronto necessario rispetto ad una decisione molto importante per la città, specie nel momento in cui si affrontano temi caldi come il fallimento di Messinambiente e l'assenza di notizie sul Piano di Riequilibrio. Ma anche per i riformisti, adesso che le danze sono cominciate, il partito a Messina deve smarcarsi dalla gestione commissariale per restituire il timone a dirigenti democraticamente eletti.

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