Messina

Parroco truffato sborsa 145mila euro

Un singolare processo in corso davanti al giudice monocratico Barbagallo. Una donna gli ha spillato in due anni la grossa somma inventandosi una grave malattia della figlia

Parroco truffato sborsa 145mila euro

Alla fine delle centoventi elemosine tra assegni e contanti, per aiutare una parrocchiana che a quanto pare mentiva clamorosamente sulla gravissima malattia - inesistente - della figlia, il povero parroco di Torre Faro, don Mario Aiello, ha fatto i conti d’aver dilapidato per troppa bontà in due anni ben 145mila euro. Una fortuna.

S’è visto perso, ha chiesto aiuto all’allora arcivescovo Calogero La Piana che gli ha consigliato... di accendere un mutuo, poi ha telefonato disperato al suo avvocato Marco Parisi, ha denunciato tutto in Procura, ha scritto d’essere stato truffato, con la sua buona fede carpita da una vera e propria diabolica macchinazione ai sui danni. Che è andata avanti per due anni, dal 2011 al 2013.

Eccolo il clamoroso processo in corso davanti al giudice monocratico Barbagallo, che vede imputate ben quattro persone accusate di truffa ai danni del prelato. E si tratta della 37enne Francesca Ferrullo, la donna che avrebbe orchestrato la grande manovra, e poi di sua madre e dei suoi due fratelli, che compaiono in questa storia soltanto perché alcuni dei tanti assegni che don Aiello girò alla donna nel corso dei due anni incriminati, erano intestati a loro tre per “comodità”, e venivano regolarmente incassati in una filiale bancaria di Ganzirri. Tutti e quattro sono assistiti in questa singolare, molto singolare vicenda, dagli avvocati Giovanni Mannuccia e Maria Grazia Bertilone.

Tra le centoventi elemosine, come le ha chiamate lo stesso don Aiello quando ha deposto in tribunale, non ci son stati però soltanto assegni, ma anche parecchie “dazioni” in denaro contante, che il parroco addirittura consegnava in busta chiusa in un bar di Torre Faro, e che poi venivano regolarmente prelevate dalla donna o da alcuni suoi “incaricati”.

«L’ho conosciuta alla fine di agosto, inizio settembre del 2011, si è presentata così come una persona devota», ha raccontato il prete davanti al giudice, e poi ha aggiunto «mi ha regalato anche un centrino all’uncinetto con la figura di Padre Pio... successivamente con le lacrime agli occhi, mi ha detto che la sua figlioletta, circa 9/10 anni, non sapevo l’età, era malata di tumore e da lì ha cominciato a chiedere qualcosa».

Ma non c’era nessuna bambina gravemente malata da curare, nessuna trasferta dispendiosa a Genova o Roma, come hanno appurato i carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria, e lo ha testimoniato in udienza il maresciallo Ezio Agresta, che ha svolto le indagini.

Da quel giorno di settembre del 2011 padre Aiello non s’è più liberato della Ferrullo piangente per ben due anni, e alla fine del giro ha firmato trentaquattro assegni dal conto della parrocchia e consegnato svariate buste in quel bar di Torre Faro, segnando tutto scrupolosamente su un quaderno, «... il totale dei soldi vale 145 mila e cento euro».

Fino alla tarda estate del 2013, era settembre. Fino a quando don Aiello ha detto basta, ha denunciato la truffa, e s’è dovuto rimboccare le maniche, anche con il suo patrimonio personale, con grandi sacrifici, per rientrare della forte somma consegnata per troppa bontà alla donna. Anche perché in quel periodo la parrocchia di Torre Faro aveva in corso lavori di ristrutturazione da pagare. L’11 ottobre del 2013 ha depositato una querela davanti ai carabinieri. E dopo le indagini, è cominciato il processo.

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