Messina

Ordinanza choc:
chiuse 38 scuole cittadine

Il sindaco firma due volte (dopo i primi errori) il provvedimento per gli edifici senza riscaldamenti o in cui non funzionano. Incognita sui tempi, la durata è 7 giorni e comunque «sino al cessare delle avverse condizioni meteo»

Ordinanza choc:  chiuse 38 scuole cittadine

Nel giorno in cui si riaffaccia su Messina un sole finalmente più “generoso”, arriva l’ordinanza sindacale che taglia la testa al toro: chiuse (se i dirigenti lo riterranno...) tutte le scuole in cui non funzionano i riscaldamenti. Anzi, di ordinanze ne sono arrivate due. La numero 4, firmata dal sindaco Accorinti a metà pomeriggio, e la numero 5, siglata in serata quando si è dovuto correre ai ripari per aggiungere delle scuole che nella prima erano state dimenticate. Il “conto” totale è di ben 38 plessi scolastici chiusi, anche se tra questi ce ne sono alcuni in cui, in realtà, non si svolgono da tempo attività. Nell’elenco, ad esempio, c’è la scuola dell’infanzia di via Scaminaci, a Bordonaro, dell’Istituto comprensivo Albino Luciani: peccato che sia chiusa da circa quattro anni e che, al momento, ospiti solo un senzatetto che di tanto in tanto la utilizza come riparo. Non ha più alunni nemmeno la scuola dell’infanzia ospitata nella caserma Luigi Rizzo della Marina Militare, chiusa da almeno un anno. Eppure anch’es - sa nell’elenco. E c’è pure qualche stranezza: due scuole, situate nello stesso edificio, una chiusa e l’altra no. È il caso della scuola primaria Mazzini, al primo piano dell’Istituto Sordomuti di Cristo Re: le classi, che fanno parte dell’istituto comprensivo Mazzini (da non confondere con Gallo-Mazzini), non fanno parte dell’elenco perché i riscaldamenti sono perfettamente funzionanti. Dell’elenco fa parte, però, la scuola media Annibale Maria di Francia, che è ospitata nello stesso Istituto Sordomuti a Cristo Re, ma fa parte dell’istitu - to comprensivo Gravitelli. Insomma, non è mancata la confusione attorno ad un’ordinanza del sindaco che fa discutere. Col suo provvedimento Accorinti ordina a tutte le scuole in elenco, che fanno parte di quattordici istituti comprensivi a cui si aggiungono due istituti superiori (lo Jaci e il Caio Duilio), a partire da oggi e per sette giorni, «e comunque sino al cessare delle avverse condizioni meteo, la chiusura delle attività scolastiche», per quelle scuole «che non sono servite da impianti di riscaldamento o non funzionanti». Dovranno essere i dirigenti scolastici ad assicurarsi l’esecuzione dell’ordinanza, provvedendo «a chiudere le scuole che non sono servite da impianti di riscaldamento per tutelare la salute degli alunni e degli insegnamenti». Ma gli stessi dirigenti hanno «la facoltà di valutare autonomamente le condizioni delle rispettive strutture, ove si riscontrasse il mancato regolare funzionamento degli impianti». Alla base dell’ordinanza «l’eccezionale ondata di freddo» e la «difficoltà di provvedere nell’immediato ad installare gli impianti di riscaldamento e di provvedere a ripristinare il regolare funzionamento per gli impianti guasti». Ma non mancano le incognite: per quanto tempo rimarranno chiuse queste scuole? Cosa si intende quando si scrive «sino al cessare delle avverse condizioni meteo»? Ieri si sono superati i 10 gradi, le previsioni non indicano grosse impennate, a breve termine, rispetto a questa temperatura. Ma è inverosimile pensare ad una chiusura prolungata delle scuole. Il punto è: se le temperature dovessero rimanere più o meno immutate per un altro mese, come si potrebbe eventualmente giustificare un dietrofront, dopo un’ordinanza di questo tipo? Per la capogruppo del Pd Antonella Russo addirittura ci sono «diversi profili di illegittimità»: «C’è un allerta meteo o un avviso della protezione civile? Non mi risulta. Allora qual è il presupposto giuridico di questo atto? E ancora: i due istituti superiori sono di competenza della città metropolitana, il sindaco poteva chiuderle con semplice ordinanza?». Perplessità, infine, sulla «discrezionalità lasciata ai dirigenti» e sull’assenza «di relazioni tecniche e di un confronto con gli stessi dirigenti scolastici. A mio avviso – chiosa la Russo, che è avvocato –l’ordinanza rischia di essere nulla». Critica anche Daniela Faranda (Ncd): «La misura è colma, ennesima prova della totale assenza di programmazione»

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