Operazione “Matassa”

Elezioni e mafia, quattro condanne

I giudizi abbreviati per l’indagine sulla corruzione elettorale e la geografia dei clan cittadini. Assolto invece con formula piena l’ex ispettore di polizia Stefano Genovese

Elezioni e mafia, quattro condanne

La prima puntata giudiziaria dell’operazione “Matassa” del maggio scorso, ovvero le commistioni tra mafia, politica e criminalità organizzata con al centro tre campagne elettorali smantellata dalla Squadra mobile, ma anche la nuova geografia dei clan cittadini, s’è chiusa ieri mattina davanti al gup Maria Vermiglio con quattro condanne e un’assoluzione piena. Un’inchiesta che vede coinvolti, tra gli altri, i parlamentari Francantonio Genovese e Franco Rinaldi.

La sentenza

Il gup Vermiglio ha deciso ieri il troncone dell’inchiesta che riguardava i sei giudizi abbreviati (per il sesto, Luca Siracusano, all’udienza scorsa tutto era stato già rinviato al prossimo 12 gennaio). Ha inflitto 6 anni e 8 mesi di reclusione a Carmelo Catalano, Piero Costa e Fortunato Magazzù, che in questa inchiesta erano accusati di aver commesso tre rapine.

C’erano poi coinvolti due poliziotti, una ancora in servizio, Michelangelo La Malfa, e uno in pensione, l’ispettore Stefano Genovese, che avevano addebitati in origine le stesse due ipotesi di reato, ovvero il presunto scambio elettorale politico-mafioso legato alle campagne elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 novembre 2012, e per le Politiche del 24-25 febbraio 2013. Il gup ha condannato La Malfa a 8 mesi (pena sospesa) e 300 euro di multa, solo per uno dei casi di corruzione elettorale, mentre per l’altro episodio contestato in origine lo ha assolto con formula piena, cioé «per non avere commesso il fatto». Ha adoperato nel dispositivo il passaggio tecnico «nei limiti in cui in parte motiva»: in concreto significa che spiegherà nelle motivazioni il suo ragionamento, ma la dicitura fa ipotizzare ad un ridimensionamento dell’accusa anche sul caso che ha registrato la condanna del poliziotto. Per Stefano Genovese invece, da qualche anno in pensione, un ispettore della “vecchia guardia” che per molti anni fu al commissariato “Duomo” e poi al “Nord”, l’accusa infamante che aveva subito dopo anni di impegno concreto nella lotta alla mafia e alla criminalità organizzata, è stata cancellata ieri con un’assoluzione piena, decisa dal gup Vermiglio con la formula «per non aver commesso il fatto». Genovese stesso, sin dal suo interrogatorio di garanzia, aveva ribadito di non avere mai partecipato ad accordi o riunioni elettorali, né ottenuto favori in cambio di voti.

Per i quattro condannati il giudice ha disposto il risarcimento in sede civile e il pagamento delle spese processuali sostenute a favore delle parti civili, le associazioni Codice Onlus, Codici Sicilia e Associazione antimafie e antiracket-Paolo Borsellino onlus, e nei loro confronti ha rigettato la richiesta di provvisionale (il risarcimento immediato). Per Catalano, Costa e Magazzù è stata decisa anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ieri nella difesa degli imputati sono stati impegnati gli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Billè, Nino Cacia, Giuseppe Donato, Domenico Andrè e Pietro Fusca.

Le richieste del pm

Il 22 dicembre scorso il pm Liliana Todaro, uno dei magistrati che ha condotto l’inchiesta della Squadra mobile, aveva formulato al termine della sua requisitoria, cinque richieste di condanna. Aveva sollecitato 6 anni e 8 mesi per Fortunato Magazzù, 8 anni nei confronti di Piero Costa e 4 anni per Carmelo Catalano. Aveva poi richiesto 2 anni e 4 mesi per Stefano Genovese e Michelangelo La Malfa. Le decisioni del gup Vermiglio sono state parzialmente differenti.

In quattro al “41 bis”

Quattro indagati dell’operazione “Matassa” sono da alcuni giorni in regime di carcere “duro” su richiesta della Dda di Messina al ministro della Giustizia Andrea Orlando. Si tratta del boss di Camaro, Carmelo Ventura, e poi di Gaetano Nostro, Raimondo Messina e Santi Ferrante.

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La nota dei suoi legali

«Per La Malfa ridimensionamento»

In una nota diffusa ieri gli avvocati Alessandro Billè e Nino Cacia, legali del poliziotto Michelangelo La Malfa, coinvolto nell’inchiesta, intervengono sulla posizione del loro assistito, e affermano sulla sentenza: «Prendiamo atto della sentenza assolutoria parziale del nostro assistito, avuto riguardo all’ipotesi di corruzione elettorale-amministrativa. Nell’attesa di leggere le motivazioni non possiamo che rilevare come lo stesso gup abbia verosimilmente circoscritto le condotte, ridimensionando l’originaria contestazione, anche alla luce dell’assoluzione totale, per lo stesso fatto, del coimputato Stefano Genovese».

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