Messina

Op. Matassa, chieste condanne per oltre vent’anni

Ieri, davanti al gup Maria Vermiglio, si è tenuta la requisitoria del pubblico ministero Liliana Todaro nei confronti di cinque dei sei imputati che hanno scelto la strada del rito abbreviato

“Matassa”, un’inchiesta destinata ad allargarsi

Toccata un’altra tappa del processo derivante dall’operazione “Matassa”, sul presunto intreccio tra mafia e politica e che vede coinvolti personaggi noti, quali gli onorevoli Francantonio Genovese e Franco Rinaldi, oltre all’ormai ex consigliere comunale Paolo David. Ieri, davanti al gup Maria Vermiglio, si è tenuta la requisitoria del pubblico ministero Liliana Todaro nei confronti di cinque dei sei imputati che hanno scelto la strada del rito abbreviato. L’accusa ha chiesto la condanna a 6 anni e 8 mesi per Fortunato Magazzù, a 8 anni nei confronti di Piero Costa e a 4 per Carmelo Catalano. Sollecitati, poi, 2 anni e 4 mesi agli imputati Stefano Genovese e Michelangelo La Malfa, ai quali vengono contestati reati in materia elettorale. Stralciata, inoltre, al 12 gennaio prossimo, la posizione di Luca Siracusano. Hanno difeso gli avvocati Alessandro Billè, Salvatore Silvestro, Giuseppe Donato, Nino Cacia, Domenico Andrè e Pietro Fusca. Il gup Vermiglio deciderà il 28 gennaio, mentre qualche giorno dopo, l’8 febbraio, compariranno davanti alla Seconda sezione penale i 44 imputati che hanno optato per il rito ordinario e già rinviati a giudizio.

L’indagine “Matassa” ha indirizzato la lente sulle tornate elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28-29 novembre 2012, sulle Politiche del 24-25 febbraio 2013 e sulle Amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Messina del 9-10 giugno 2013. Non solo: ha fotografato la geografia mafiosa della città dello Stretto, con particolare riferimento al clan Ventura, “mediatore” tra gli altri sodalizi criminali molto attivi soprattutto nelle zone di Camaro e Santa Lucia sopra Contesse. In particolare, sono stati ricostruiti il ruolo apicale del boss Carmelo Ventura e quello di Santi Ferrante, ritenuti al vertice della consorteria mafiosa radicata nel territorio di Camaro.

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