Messina

Sfiducia ad Accorinti,
ora sono 11 le firme

Si sono aggiunte quelle di Trischitta, Crifò e Cucinotta: ne mancano cinque perché la mozione possa essere presentata in Aula. Ma poi dovranno essere 27 i consiglieri comunali disposti a votare la delibera e a tornarsene a casa

Sfiducia ad Accorinti,  ora sono 11 le firme

 Tre firme in più, a distanza di cinque mesi dalla presentazione. La mozione di sfiducia al sindaco Accorinti è un parto laboriosissimo, una sorta di mannaia invisibile sistemata in qualche angolo nascosto di Palazzo Zanca, che qualcuno vorrebbe far calare (stando agli “annunci” il sindaco sarebbe stato “sfiduciato” già almeno da due anni...) ma che, al momento, assomiglia più alla Torre di Pisa, che pende che pende e mai viene giù. Eppur qualcosa si muove. Dopo circa 150 giorni di riflessione – la mozione è stata depositata nel luglio scorso dai gruppi consiliari del Nuovo Centrodestra e dell’Udc –, tre consiglieri hanno deciso di apporre la loro firma al documento: il 2 dicembre lo ha fatto Pippo Trischitta, capogruppo di Forza Italia, tre giorni dopo lo hanno imitato Giovanna Crifò e Nicola Cucinotta. I tre si aggiungono agli otto consiglieri che in estate sottoscrissero la mozione: Daniela Faranda, Mario Rizzo, Andrea Consolo, Nicola Crisafi, Libero Gioveni, Franco Mondello e Maria Perrone. E, dunque, siamo a undici. Ne mancano cinque perché l’atto di sfiducia nei confronti di Accorinti e della sua Giunta possa essere ufficialmente presentato in consiglio comunale. E se il primo “step” potrebbe essere raggiunto nei prossimi giorni – già circolano i nomi di alcuni consiglieri di Forza Italia pronti a seguire l’esempio dato dal capogruppo Trischitta –, molto più difficile sarà, in ogni caso, la battaglia d’Aula, perché lì dovranno essere 27 i consiglieri disposti a votare, assieme alla sfiducia ad Accornti, anche il “benservito” a se stessi, visto che decadrebbero Giunta e Consiglio e il Comune sarebbe commissariato fino alla data delle prossime elezioni. Tutto è in ebollizione, pur nell’apparente immobilismo degli scenari politici locali che restano intrecciati a quelli nazionali e regionali. La volontà di chiudere la stagione amministrativa avviata nella primavera-estate del 2013 sembra ormai predominante – e forse lo stesso Accorinti, in cuor suo, si augura di essere “sfiduciato”, ritenendo che quella mozione possa avere l’effetto boomerang su chi l’ha presentata e possa rivelarsi un formidabile assist per la futura campagna elettorale, sempre che il sindaco decida di ripresentarsi –, ma finora nessuno ha deciso seriamente di staccare la spina, per una serie di ragioni. Ne elenchiamo alcune: l’indi - sponibilità di tanti consiglieri comunali a farsi da parte prima della naturale scadenza del mandato, senza reti di protezione (con questi chiari di luna, chi potrà mai avere la certezza di essere rieletto?); il timore che, dopo “Gettonopoli” e “Matassa”, seguiti di inchieste giudiziarie possano coinvolgere vecchi e nuovi protagonisti della vita politico-amministrativa. Ed ancora: lo stato di marasma in cui versano partiti e forze politiche, l’incertezza assoluta sui rapporti e gli equilibri che vanno via via sfaldandosi e ricomponendosi, rendendo sempre più difficile l’orientamento. Qualcuno può dire, al di là dei nomi che già circolano di possibili candidati alla poltrona più alta della Città metropolitana (lo ricordiamo: il sindaco del capoluogo sarà anche il sindaco metropolitano, come lo è oggi Accorinti), chi si allea con chi? Il Pd messinese che, dopo il ciclone post-genovesiano e la “scoppola” rimediata al referendum con la netta sconfittà del Sì, è chiamato al congresso provinciale del prossimo mese di febbraio, quale posizione assumerà? Quale forza, sul piano politico e su quello elettorale, possono dire di avere oggi le formazioni centriste, l’or - mai ex Udc di Gianpiero D’Alia e dello scalpitante Giovanni Ardizzone (che non ha mai fatto mistero di volersi candidare alla guida di Messina-Citta metropolitana), l’Area popolare-Ncd di Garofalo, Germanà e del senatore Bruno Mancuso? E quale ruolo si ritaglieranno i Riformisti democratici di Sicilia Futura di Beppe Picciolo e Marcello Greco? E i movimenti? I Cinque Stelle, che a Messina finora hanno avuto un ruolo marginalissimo, entreranno prepotentemente nella scena, come avvenuto a livello nazionale e regionale? E le varie anime dell’accorintismo, da Cambiamo Messina dal basso a Indietrononsitorna, troveranno valide motivazioni per rinsaldare le alleanze perdute e per rilanciare l’entusiasmo della campagna elettorale del 2013? Quanti interrogativi, ancora tutti senza risposta.

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