OPERAZIONE ICARO

Quattro
ritornano
in carcere

Sei giorni dopo la sentenza della Corte di Cassazione , che ha reso definitive le condanne dell’operazione “Icaro”, i carabinieri hanno arrestato 4 imputati. Erano tornati in libertà per scadenza dei termini di carcerazione preventiva ma ora sono tornati dietro le sbarre per scontare i residui di pena tra i 2 ed i 4 anni di reclusione.

Quattro 
ritornano 
in carcere

I quattro ordini di carcerazione sono stati firmati dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Reggio Calabria. Lì era stato celebrato il dibattimento di secondo grado, le cui condanne sono divenute definitive dopo il pronunciamento dello scorso 4 luglio della Seconda Sezione della Corte di Cassazione. Tutti e 4 gli arrestati erano stati condannati dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria il 25 gennaio 2011 per associazione mafiosa nel procedimento “Icaro” scaturito dal blitz del Ros dei carabinieri del 29 novembre 2003 ma erano tornati in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare. In carcere ieri sera sono tornati: Gennarino Paolo Scaffidi, 42 anni, di Brolo, il quale deve scontare una pena di quattro anni di reclusione, Giuseppe Karra, 60 anni, di Alcara Li Fusi, il quale deve scontare una pena di tre anni, otto mesi e tredici giorni di reclusione, Giovanni Pintabona, 38 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto ma residente in provincia di Bologna - dov’è stato arrestato - il quale deve scontare una pena di due anni, sei mesi e dodici giorni di reclusione ed Alfio Cammareri, 39 anni, di Frazzanò, il quale deve scontare una pena residua di due anni, quattro mesi e ventisei giorni di reclusione. Con il verdetto della Suprema Corte sono divenuti definitivi i cinque ergastoli e le 23 condanne decisi in secondo grado. Al “fine pena mai” sono stati condannati i boss dei Nebrodi Carmelo e Rosario Bontempo Scavo, Sergio Antonino Carcione ed i fratelli Calogero Carmelo e Vincenzino Mignacca, latitanti dalla sentenza di primo grado del 25 luglio 2008 della Corte d’Assise di Messina, e che sono inseriti nella lista dei 100 mafiosi più pericolosi d’Italia.

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