Messina

Nel silenzio di tutti, cala il sipario

La crisi inesorabile del Teatro Vittorio Emanuele. La politica (sindaco in testa) tace, l’Ente adesso verrà commissariato

Nel silenzio di tutti, cala il sipario

Più che ai titoli di coda, trattandosi di teatro e non di cinema, possiamo dire che siamo al “giù il sipario”. Senza che nessuno abbia voglia di chiedere il bis. Con l’addio di altri due consiglieri d’amministrazione, Daniele Macris e Giovanni Giacoppo, si chiude di fatto l’esperienza del Cda targato Maurizio Puglisi. Nel silenzio assordante di chi ha scelto nomi e profili di chi avrebbe dovuto tirar fuori il “Vittorio Emanuele” da una palude in cui, invece, resta abbondantemente invischiato.

Nel gennaio di due anni fa, infatti, fu il sindaco Renato Accorinti, insieme al commissario dell’allora Provincia Filippo Romano, ad imprimere un’accelerazione per la nomina del Cda. Accorinti scelse tre nomi: Totò D’Urso, Giovanni Giacoppo e Laura Pulejo. Dei tre, solo l’ultima è rimasta in carica, ma con posizioni politicamente distanti, come spesso manifestato, da quelle del presidente e quindi dell’Amministrazione. Alla cosiddetta “opposizione” interna è passato presto anche D’Urso, vicino all’ex accorintiana Nina Lo Presti, prima di dimettersi seguendo l’analoga decisione della consigliera comunale. E mercoledì l’addio di Giacoppo, ancor più significativo perché l’avvocato non si era contraddistinto per essere un “falco” all’interno del Cda, ma aveva faticosamente cercato di portare avanti, con responsabili opere di mediazione, i programmi dell’Ente. Romano aveva invece optato per l’attore-regista Giovanni Moschella ed il professore Daniele Macris, che poi è diventato vicepresidente. Entrambi hanno salutato, il primo a settembre («c’è un coacervo di atti errati o esitati tardivamente che rispondono a un tentativo: eliminare Sansone con tutti i Filistei. Una tattica “politica” che produce danni incalcolabili al Teatro»), il secondo l’altroieri. Prima di Giacoppo e Macris, a dimettersi era stato Carmelo Altomonte, l’unica nomina regionale, ex dirigente del Comune, vicino al gruppo Picciolo. Il suo addio sembrava portare con sé un “messaggio”: Palermo vuole accelerare sul commissariamento.

E commissariamento, probabilmente, sarà. Il nuovo soprintendente Egidio Bernava lo ha detto chiaro: oggi invierà una lettera a Palermo per invocare un intervento sostitutivo. Sono rimasti in sella solo il presidente Maurizio Puglisi, altro nome voluto da Accorinti, e la Pulejo. Di fatto, dunque, non c’è più un Cda. Il tutto arriva dopo mesi di caos: le dimissioni dell’ex soprintendente Antonino Saija, quelle annunciate e poi ritirate del direttore artistico per la musica Giovanni Renzo, i continui “schiaffoni” dei revisori dei conti, con montagne di carte, numeri e debiti trasmessi alla Procura, il mancato accordo, nel Cda spaccato in due, sulla nuova soprintendenza, scelta per questo delegata alla Regione che ha optato per Bernava (scelta politica, evidentemente “distante” da chi governa oggi Palazzo Zanca).

Così il Teatro è ripiombato nell’oblio e nella crisi, simboleggiata dal rinvio dello spettacolo “Un bel dì vedremo”, non per il mancato accordo coi sindacati sui professori d’orchestra, che in realtà era stato raggiunto, ma per la formale ratifica dello stesso. E il concerto di Capodanno? Se ne sarebbe dovuto discutere nel Cda di mercoledì – quello in cui Macris e Giacoppo hanno presentato le dimissioni – ma il ritardo con cui è stato predisposto l’atto non ha consentito di verificarne la copertura finanziaria. Tutti sintomi di una malattia sempre più grave. Il Teatro in salute, come pareva essere due anni e mezzo fa, è un ricordo lontano. E il sipario continua a calare inesorabile.

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