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Il No a Messina ha superato il 70 per cento

Non c’è stata partita con il Sì: fin dalle prime sezioni lo scrutinio ha avuto un esito schiacciante. Alta la percentuale di votanti in gran parte dei Comuni della Città metropolitana (il record è a Gualtieri)

Il No a Messina ha superato il 70 per cento

Non sono le percentuali altissime di altri Comuni d’Italia, ma anche a Messina, intesa come Città metropolitana (ormai bisogna sforzarsi di ragionare in termini di Area vasta) quello del 4 dicembre passerà alla storia come uno dei Referendum più partecipati. Nella maggioranza dei Comuni la percentuale di votanti è stata superiore al sessanta per cento. La media alla fine si è attestata al 59,42. Schiacciante, alla luce delle schede scrutinate subito dopo la chiusura dei seggi, la vittoria del No, che si è mossa su una forbice tra il 67 e il 69 per cento, arrivando poi a oltrepassare quota settanta. Nel capoluogo il No ha addirittura raggiunto il 70,94 per cento.

Tra i Comuni dove si è registrata la percentuale più alta, citiamo Capo d’Orlando (65,23), Brolo (64,66), Ficarra (64,63), Condrò (64,04), Furci Siculo (61,62), Longi (64,17), Milazzo (61,61), Mirto (64,98), Monforte San Giorgio (60,03), Montagnareale (60,40), Nizza di Sicilia (61,26), Pace del Mela (64,44), Pagliara (60,30), Patti (62,80), Pettineo (63,12), Piraino (60,81), Roccavaldina (64,37), Rodì Milici (62,62), Sant’Agata di Militello (60,26), Sant’Alessio Siculo (61,79), Santa Lucia del Mela (63,62), Santa Teresa di Riva (60,32), Saponara (63,52), Scaletta Zanclea (60,20), Spadafora (61,27), Taormina (60,38), Terme Vigliatore (62,02), Torregrotta (64,77), Torrenova (66,05), Valdina (61,03), Venetico (62,37), Villafranca Tirrena (63,92). Il record lo ha stabilito il Comune di Gualtieri Sicaminò con una delle percentuali più alte del Paese: il 79,20 per cento di votanti. A Limina, Fiumedinisi e Capizzi si è scesi invece sotto la soglia del 50 per cento.

Nel Comune capoluogo alle 12 la percentuale è stata del 16,85 (31.731 votanti), alle 19 è salita al 77,04 per cento, con la partecipazione al voto di 88.582 aventi diritto. Il raffronto con il referendum dello scorso 17 aprile (quello sulle trivellazioni: alle 19 la percentuale era del 17,95) la dice lunga sul fatto di come questa volta il tema fosse molto più sentito. Tornando più indietro nel tempo, per l'appuntamento referendario nazionale del 12 e 13 giugno 2011, quando si votò su due giorni, allo stesso orario venne rilevata una percentuale del 25,48 per cento con 49.620 elettori; nel giugno 2009, la percentuale allo stesso orario era stata del 5,17 per cento con 10.128 elettori, anche in quel caso la votazione avvenne in due giorni. Nei precedenti referendum costituzionali, nel giugno 2006, la percentuale alla stessa ora nel primo giorno di votazione fu del 15,99 per cento, e nell'ottobre 2001, sempre alle 19, fu del 14,79 per cento.

Oggi registreremo le reazioni anche a livello locale. La prima in assoluto, poco dopo la mezzanotte (precedendo di qualche istante la conferenza stampa del premier), è stata quella della capogruppo del Pd Antonella Russo: «Renzi trarrà le dovute conseguenze di quella che si configura come una schiacciante vittoria del No». Per il Partito democratico saranno giorni di profonda riflessione. Esultano ovviamente tutti coloro che, da Fratelli d’Italia e berlusconiani ai vecchi liberali e all’estrema sinistra, si sono pronunciati per il “No”. Tra questi, anche il sindaco Renato Accorinti, pur se all’interno della sua Giunta c’è chi, come l’assessore al Bilancio Luca Eller Vainicher, si è battuto invece per il “Sì”.

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