Messina

“Caso Yacht” Tre anni a Giordano, Blandina assolto

I 552mila euro destinati a iniziative turistiche e “stornati”

“Caso Yacht” Tre anni a Giordano, Blandina assolto

Ivo Blandina

Per quei 552 mila euro di fondi regionali per il turismo “stornati” per comprarsi lo yacht, “Cinzia”, l’unico responsabile è l’imprenditore Nino Giordano, che si divide tra edilizia, servizi, grande distribuzione e ha avuto interessi nella compagnia aerea Alpi Eagles. E per questo è stato condannato a tre anni di reclusione, per truffa, oltre al pagamento delle spese processuali. Tutti gli altri non c’entravano nulla. Ecco la sentenza del giudice monocratico Maria Scolaro, arrivata ieri per una vicenda che durava dal 2012 e aveva coinvolto tra gli altri, e con grande “rumore”, anche l’ex presidente di Confindustria Messina, Ivo Blandina, in sostanza soltanto perché la “barcona” di Giordano era stata ormeggiata per un periodo non si capì bene se nel suo porticciolo turistico nonché “buen retiro”, ovvero la Marina del Nettuno, oppure a Milazzo: Blandina, in qualità di amministratore della “Comet srl” che gestisce il porticciolo, è stato totalmente assolto «perché il fatto non costituisce reato». Era accusato di aver sottoscritto con Giordano un falso contratto del posto barca alla Marina del Nettuno, per la durata di 5 anni. Ma l’accusa è caduta.

Oltre all’imprenditore Antonino Giordano, in qualità di amministratore della società “Blue Dream srl”, e ad Ivo Blandina, erano coinvolti nel procedimento che si è chiuso ieri in primo grado, il fratello dell’imprenditore, Giacomo Giordano, come socio della “Gioim”, proprietaria delle quote della “Blue Dream”, e infine i soci dei Giordano, Martino Bianco e Stefano Costa. Erano contestati, a vario titolo, i reati di truffa ai danni della Regione e falso.

La sentenza ha in pratica escluso le responsabilità di tutti in questa storia, tranne che per Nino Giordano. Assoluzioni hanno registrato infatti Giacomo Giordano (Capo A, «non aver commesso il fatto»), Giacomo Giordano, Martino Bianco e Stefano Costa (Capo D, aver sottratto al pagamento dell’accisa 12.583 chilogrammi di gasolio, «perché il fatto non sussiste»). Lo stesso imprenditore Nino Giordano ha registrato due assoluzioni parziali (Capo C, «non aver commesso il fatto»; capo D, «perché il fatto non sussiste»).

Il giudice Scolaro ha disposto anche la confisca della barca, che a suo tempo era stata sequestrata. Secondo l’accusa iniziale Giordano e i soci si sarebbero appropriati dei fondi regionali per acquisire lo yacht di lusso. La “Blue Dream srl” ottenne un finanziamento regionale di 552 mila euro che prevedeva l’acquisto di 24 imbarcazioni da noleggiare. Il collegio di difesa è stato composto ieri dagli avvocati Isabella Barone, Daniela Chillé Alberto Gullino, Enrico Ricevuto, Giovanni Cicala e Giovambattista Freni. (n.a.)

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