Messina

Il “giro” di marijuana e cocaina: cinque condanne

L’operazione “Biancaneve” per la rete dello spaccio tra S. Margherita, Giampilieri, Galati, Briga e Ponteschiavo. La pena più alta a Tommaso Mangano: 6 anni e 9 mesi di reclusione. Assolto dalle accuse Antonino Bonaffini

Il “giro” di marijuana e cocaina: cinque condanne

Si chiude con cinque condanna e una “clamorosa” assoluzione il processo di primo grado per l’operazione antidroga “Biancaneve”, con cui nel giugno del 2014 i carabinieri coordinati dal sostituto della Dda Giuseppe Verzera, smantellarono un vasto giro di droga nella zona sud della città, tra Santa Margherita, Giampilieri, Galati Marina, Briga e Ponteschiavo.

Questo dopo una lunga serie di accertamenti partiti dalla stazione dei carabinieri di Giampilieri Marina, grazie alla denuncia di una madre che aveva monitorato le frequentazioni strane del proprio figlio.

Ieri in tarda mattinata la sentenza della prima sezione penale del tribunale presieduta dal giudice Silvana Grasso.

Ecco i dettagli. La pena più alta è stata inflitta a Tommaso Mangano, si tratta di 6 anni e 9 mesi di reclusione. Poi ci sono agli atti altre quattro condanne di lieve entità: un anno e mezzo più 3.000 euro di multa a Lavinia Trimarchi, 10 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa a Francesca Melania Billè, un anno e 10 mesi di reclusione più 4.000 euro di multa per Vincenzo Quattrocchi, e infine 9 mesi di reclusione per Giulia Minutoli. A Trimarchi, Billè, e Minutoli i giudici hanno concesso il beneficio della sospensione della pena.

Altre disposizioni contenute in sentenza. Per Mangano, Trimarchi, Bille e Quattrocchi è stato disposto il ritiro della patente di guida per due anni. Mangano è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per la durata della pena. Nei confronti dell’imputata Pietrina Giamboia, che nel frattempo è deceduta, i giudici hanno disposto il classico “non doversi procedere” per morte del reo.

E veniamo alla posizione di Antonino Bonaffini, che è stato assolto dall’accusa di aver fatto parte della rete dello spaccio di stupefacenti con la formula «perché il fatto non sussiste», a fronte di una pesante richiesta di condanna dell’accusa, che era di ben 6 anni di reclusione.

Accusa che era intervenuta il 14 ottobre scorso. Era stato il sostituto della Dda Maria Pellegrino a sollecitare una serie di condanne. Ecco il dettaglio delle richieste che aveva formulato: Antonino Bonaffini, 6 anni; Tommaso Mangano, 5 anni; Lavinia Trimarchi, 9 mesi; Melania Francesca Billè, un anno; Vincenzo Quattrocchi, un anno e sei mesi; Giulia Minutoli, 9 mesi.

Il 14 ottobre si era anche concluso il ciclo delle arringhe difensive, con gli avvocati Salvatore Silvestro, Nino Favazzo, Antonello Scordo, Giuseppe Donato e Enrico Ricevuto. Poi il processo era stato rinviato a ieri, per la sentenza.

Secondo quanto è emerso dopo anni d’indagine (il fascicolo fu aperto nel 2011), era il 27enne Antonino Tavilla il “patrozzo”, figlio di Nicola Tavilla, a capo dell’associazione dedita allo spaccio di stupefacenti. Furono individuati in prima battuta quali “fornitori” Giuseppe Viola, Antonino Bonaffini, Fabio Abate e Tommaso Mangano. Mentre una buona dozzina di altri indagati svolgeva il ruolo di fiancheggiatori. Vasto il ventaglio dei reati contestati a vario titolo, si va dall’associazione finalizzata al traffico illecito di cocaina e marijuana, allo spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, ma ci sono anche usura ed estorsione.(n.a.)

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