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Sbarco migranti, è caccia agli scafisti

Sono state trasferite all'obitorio del Policlinico le salme dei sei migranti, due bambini e quattro donne, giunte ieri mattina a Messina a bordo della nave Dattilo. Già domani potrebbero essere eseguite le autopsie. Sulla nuova tragedia del mare, infatti, i sostituti Giorgianni e Vinci hanno aperto un'inchiesta per il momento contro ignoti. Ma la Squadra Mobile sta lavorando per individuare gli scafisti.

Sbarco migranti, è caccia agli scafisti

Sono proseguite per tutta la notte e sono continuate anche oggi al Molo Marconi le operazioni di identificazione dei 1050 migranti provenienti dall'area Subsahariana giunti ieri a bordo della nave Dattilo della Guardia Costiera. Un lavoro complesso, quello coordinato dalla Prefettura, che richiederà ancora parecchio lavoro visto l'alto numero di profughi arrivati ieri a Messina. Quelli già identificati a bordo di pullman sono stati avviati verso centri di accoglienza dislocati in varie regioni italiane. Sono state invece trasferite all'obitorio del Policlinico le sei salme, di due bambini di circa tre anni e di quattro donne, trasportate dalla nave  Dattilo. Cadaveri non ancora identificati,  recuperati in mare dai soccorritori durante uno dei tanti interventi nel Canale di Sicilia compiuti negli ultimi tre giorni. I sostituti procuratori Alessia Giorgianni e Pietro Vinci hanno aperto un fascicolo, per il momento contro ignoti, per scoprire i responsabili di questa nuova tragedia del mare. Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina il reato ipotizzato. Domani sarà conferito incarico ad un medico legale per eseguire le autopsie, capire se le vittime, morte quasi certamente per annegamento, abbiano subito anche violenza dai loro aguzzini. La Squadra Mobile già da ieri mattina è al lavoro per identificare gli scafisti responsabili del viaggio in cui hanno trovato la morte le sei persone. I poliziotti stanno sentendo uno per uno i migranti alcuni dei quali stanno collaborando con gli investigatori per smascherare i trafficanti di uomini che come sempre cercano di confondersi fra i disperati che per compiere il viaggio della speranza, prima partendo da sperduti villaggi dei paesi subsahariani, poi dalle coste della Libia in Italia, pagano fior di quattrini e si sottopongono alle peggiori violenze fisiche e psicologiche.

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