Milazzo

Formica si arrende: dichiarazione di dissesto

Vano ogni tentativo di salvare Palazzo dell’Aquila dal crac. Ieri sera la delibera votata dalla Giunta, ora la parola al Consiglio. Debiti per 44 milioni di euro

Formica si arrende: dichiarazione di dissesto

Dissesto, atto secondo. E stavolta si spera senza colpi di scena. Il sindaco Giovanni Formica si è arreso all’evidenza dei “numeri” - 44 milioni di euro il debito – ma anche della situazione organizzativa che ha trovato all’ufficio Ragioneria, segnalata nella relazione dell’ispettore ministeriale e dalla Corte dei Conti.

Ieri mattina nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno presenziato tutti gli assessori della sua Giunta, il presidente del Consiglio Nastasi, il segretario generale del Comune Evelina Riva e il neoragioniere generale Francesco Consiglio, il sindaco ha anticipato quella che poi ieri sera si è concretizzato in una delibera di Giunta. Il Comune di Milazzo torna al dissesto, anche se stavolta lo “stacco” dovrebbe essere il 31 dicembre 2014 e non più la fine del 2011. Deciderà comunque il ministero dopo la trasmissione della delibera che adesso sarà adottata dal consiglio comunale che dovrà riunirsi non appena formalmente gli uffici trasmetteranno l’atto adottato dall’esecutivo.

Rispetto a quattro anni fa non dovrebbe esserci - anche se in politica il condizionale è sempre obbligatorio – il “muro contro muro” del 2012 che portò l’allora civico consesso ad andare a casa pur di non votare il default. Formica, che sulla carta ha una maggioranza molto ampia che presto riunirà per dettagliare sulle ragioni di questa decisione, non dovrebbe trovare ostacoli in Aula.

Nella conferenza di ieri il sindaco ha esordito anticipando la domanda più ovvia: perché ha atteso oltre un anno per dichiarare quello che sembrava scontato anche dopo la pronuncia del Tar che ha annullato la precedente dichiarazione solo per problemi procedurali. «Potrà sembrare strano – ha detto il sindaco – ma le cose non stanno così. Quando ci siamo insediati abbiamo iniziato un riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, constatando anche dalla relazione della commissione di liquidazione che c’erano 19 milioni di debiti, 15 dei quali fuori bilancio. Una situazione che obiettivamente poteva essere gestibile. Andando avanti con le verifiche però sono venuti fuori altri debiti che non erano stati tirati fuori e che hanno portato il deficit addirittura a 44 milioni di euro (che potenzialmente potrebbero arrivare a 55 per contenziosi che vedono il Comune potenzialmente soccombente). Anche i dati dell’Organo straordinario di liquidazione erano incompleti, in quanto prendevano in considerazione solo le istanze dei debitori. Il primo cittadino ha anche detto che «prima di prendere l’estrema decisione» ha tentato tutte le strade possibili per evitare il secondo crac nel giro di pochi anni e nello stesso tempo, ha cercato anche con l’assunzione del dirigente della Ragioneria di dare una marcia in più alla macchina comunale. «Non serve a nulla approvare il dissesto se poi non si modificano le condotte di spesa».(r.m.)

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