Messina

In casa armi illegali
e clandestine

Padre e figlio arrestati dai carabinieri a San Filippo Superiore

In casa armi illegali e clandestine

Nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 settembre 2016, i carabinieri della Compagnia di Messina Sud hanno tratto in arresto in flagranza di reato G.G. e P.G., padre e figlio entrambi messinesi rispettivamente classe 1948 e 1981, sorpresi con un piccolo arsenale nascosto all’interno della loro abitazione a San Filippo Superiore.

 

Le armi sono venute alla luce grazie ad una perquisizione domiciliare effettuata dai Carabinieri, nel corso della quale sono state dapprima rilevate delle irregolarità nella custodia di due fucili regolarmente denunciati. Uno di questi, infatti, invece di essere chiuso all’interno di un apposito armadietto blindato come previsto dalla legge, era tenuto nascosto dietro ad una porta, appoggiato al muro, a facile portata di mano di chiunque avesse voluto velocemente impugnarlo. Nel corso dell’operazione, con la quale i militari hanno controllato palmo a palmo tutto l’appartamento e le relative pertinenze, sono poi state trovate altre armi che, a differenza delle prime, non erano state denunciate ed erano quindi illegalmente detenute dai due uomini.

 

In particolare, occultati all’interno di un capanno per gli attrezzi, c’erano altri tre fucili di cui uno di costruzione artigianale. Una vera e propria arma clandestina, composta da un tubo di piccolo diametro assemblato con un calcio in legno fatto a mano ed un meccanismo di scatto rudimentale, ma funzionante. Nascoste in più punti all’interno dell’abitazione c’erano inoltre delle munizioni in calibro 36, perfettamente compatibili con le dimensioni della camera di cartuccia e quindi idonee ad essere sparate con quell’arma. Oltre a queste, è stata trovata una ingente quantità di cartucce per fucile, circa cinquecento suddivise per i vari calibri delle armi presenti in casa ed alcune di genere vietato.

 

All’interno di un mobile dentro casa, invece, è stato rinvenuto un revolver a salve al quale era stato rimosso il tappo rosso all’estremità della canna.

 

Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro, mentre G.G. e P.G., tratti in arresto con l’accusa di detenzione di arma clandestina e detenzione illegale di armi e munizioni , dopo le formalità di rito sono stati ristretti presso la Casa Circondariale di Messina Gazzi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

L’attività si inquadra nell’ambito delle pressanti indagini tempestivamente avviate dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Messina Sud, in collaborazione con quelli delle Stazioni di Bordonaro e Messina Gazzi e del Nucleo Radiomobile di Messina, a seguito del ferimento di S.B., incensurato messinese classe 1963, giunto al Pronto Soccorso del Policlinico universitario intorno alle 20.30 di lunedì 26 settembre 2016, accompagnato da un conoscente, con una ferita da arma da fuoco sul fianco sinistro.

L’uomo, che non è mai stato in pericolo di vita, nella notte è stato sottoposto ad un intervento chirurgico per la rimozione dei corpi estranei ritenuti e si trova adesso ricoverato in quello stesso ospedale con una prognosi di 30 giorni. Gli immediati accertamenti dei Carabinieri hanno consentito di ricostruire la dinamica di quanto accaduto: quella sera, intorno alle 20, il malcapitato si trovava nei pressi di un garage a San Filippo Superiore, in c.da Melìa, quando è stato sorpreso da ignoti che l’hanno repentinamente avvicinato e l’hanno attinto un un colpo di fucile caricato a pallini, per poi dileguarsi altrettanto velocemente approfittando dell’oscurità.

Per tutta la notte i Carabinieri hanno quindi eseguito una serrata serie di perquisizioni “a tappeto”, a carico di tutti i soggetti del luogo – pregiudicati e non –  che, a vario titolo e per diversi motivi, potevano essere in qualche modo riconducibili alla persona ferita, tra i quali erano stati selezionati anche i due arrestati. Sono tuttora in corso le indagini volte ad identificare gli autori dell’agguato ed a valutare la possibilità di un eventuale coinvolgimento nella vicenda di G.G. e P.G., sui quali al momento grava unicamente l’accusa relativa al possesso illegale delle armi sequestrate.

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