Messina

Ci volete dire adesso
come se ne esce?

La decisione del Tribunale sul pignoramento di 30 milioni di euro nei confronti di MessinAmbiente è una tremenda mazzata su Palazzo Zanca. La cartella esattoriale era arrivata nell’ottobre 2015, inutilizzabili le somme del Piano di riequilibrio

Ci volete dire adesso  come se ne esce?

«Purtroppo anche per MessinAmbiente, società in liquidazione, è arrivato l’Overshoot Day». A scriverlo, due anni fa, era il commissario “ambientalista”, arrivato dalla Toscana, il “deus ex machina” della strategia “rifiuti zero”. Ricordate Alessio Ciacci e il suo zainetto? Ora lui non c’è più, andato via nottetempo dalle rive dello Stretto per ricevere un altro incarico della sua luminosa carriera. E qui, invece, rimane l’Overshoot Day, «il punto in cui i debiti sono talmente elevati da rendere faticosa e complessa la gestione dei servizi».

Un “Overshoot Day” reso ancor più “apocalittico” da quella cartella esattoriale notificata nell’ottobre 2015 dall’Agenzia delle Entrate e che adesso, sotto forma di pignoramento, minaccia di mandare letteralmente in tilt l’intero servizio di igiene urbana. Trenta milioni di euro non sono bruscolini, il giudice dell’esecuzione della seconda sezione civile del Tribunale di Messina ha stabilito che le procedure esecutive non possono essere interrotte e, dunque, MessinAmbiente, al momento, è costretta a pagare quanto dovuto allo State e alle banche. Rischia di essere un salasso “epocale”, con conseguenze devastanti sui fragili equilibri non solo della Spa in stato di liquidazione ma dell’intero Comune, anche perchè, in base all’ordinanza del Tribunale, non è possibile fare ricorso alle somme previste all’interno del Piano di riequilibrio. Quel Piano non è mai stato approvato e oltretutto è nuovamente in fase di rielaborazione. MessinAmbiente non è considerata società pubblica nè può avere lo scudo protettivo dell’Ente locale: è una società per azioni che incassa soldi per le prestazioni effettuate e che deve pagare i suoi debiti.

È importante oggi ricordare quanto scritto da Ciacci due anni fa: «Chi ha amministrato in passato ha fatto gonfiare i numeri e i costi del personale a tal punto da portarli all’80 per cento del bilancio aziendale (quando normalmente per le aziende di questo settore si aggirano intorno al 50 per cento). La politica che in questa città ha orientato le scelte ambientali ha sempre vissuto il tema rifiuti come un problema da scaricare all’azienda non preoccupandosi di come venisse gestita, dello stato sempre più scadente dei mezzi, dei debiti crescenti e del rischio di generare una irresponsabilità diffusa».

Non si può dire, alla luce delle vicende degli ultimi due anni, che non siano stati prodotti sforzi, sia durante la gestione Ciacci-Rossi sia ora sotto il commissario liquidatore Giovanni Calabrò, nel tentativo di risanare l’Azienda. Ma ci sono fatti incontrovertibili. Come gli insopportabili disservizi subiti durante l’estate. E come questo “incubo” che ritorna, da un autunno all’altro, con le sembianze dei “vampiri” (lo Stato e le sue diramazioni) pronti a succhiare quel poco di linfa vitale rimasta nelle casse di MessinAmbiente e del Comune. Con le parole di Ciacci, siamo proprio all’Overshoot Day. Qualcuno, per favore, ci dica adesso come si potrà uscire da questo tunnel?

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