Messina

Sanità, Messina “cenerentola”

La rete ospedaliera Il piano presentato dalla Regione penalizza soprattutto la provincia peloritana. Dal Piemonte ai Pronto soccorso di Barcellona e Mistretta: coro unanime di protesta

Sanità, Messina “cenerentola”

L’Anaao-Assomed - l’associazione dei Medici - si unisce al coro dell’opposizione con un’analisi critica sulle scelte previste dal piano: «Una sanità regionale ingessata da almeno 4 anni, prima con l’incredibile periodo di commissariamento delle Aziende e poi con i Decreti assessoriali di rimodulazione della rete ospedaliera con i loro contorti iter amministrativi tra Palermo e Roma. Basta! Vogliamo certezze».

Poi l’analisi si sposta sul contenuto della proposta del governo Crocetta: «Ci ha sorpreso – prosegue la nota – la suddivisione in 4 aree territoriali. Cosa che comporta ancora una volta, la preservazione di un numero più elevato di strutture in alcune aree, rispetto ad altre: vedi l’area territoriale Catania, Ragusa, Siracusa che conta 1.900.000 abitanti circa, e quella di Palermo, Trapani con 1.712.000 abitanti. La più penalizzata sarà Messina con 645.000 abitanti, dove si può prevedere che vaste aree di territorio saranno prive di strutture per le patologie tempo dipendenti (l’area dei Nebrodi ad esempio). A Catania per all’AOUP Vittorio Emanuele, ci chiediamo quale sarà la collocazione dell’ospedale San Marco? Tenuto conto che a febbraio 2017 dovrebbe essere consegnato ma non figura in questa nuova rete. Ed ancora come mai al Policlinico Rodolico non è previsto nessun Pronto soccorso, quando sembrava imminente il trasferimento del P.S. del Vittorio Emanuele nei modernissimi locali appena completati? Non ci spieghiamo nemmeno come l’ospedale Giglio (a Cefalù) sia stato classificato di base con Pronto soccorso. Ciò comporterà il sacrificio di unità non previste in questa tipologia di strutture (Urologia, Oncologia, Cardiologia, ecc.)».

Gli ospedali, nella nuova rete, secondo l’Associazione dei medici, «sono inseriti in un network a complessità decrescente, dai Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) di II° livello a scendere sino agli ospedali di comunità; si terrà conto anche delle zone insulari e montane (con 7 Presidi sanitari di zona disagiata). Il territorio sarà salvaguardato da Presidi Territoriali di Emergenza e Postazioni Territoriali Medicalizzate, piuttosto che da Presidi Territoriali di Assistenza (PTA) provenienti da riconversione di strutture ospedaliere». Secondo l’Anaao Assomed restano forti perplessità in merito all’attuazione di questo piano».

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