Messina

MessinAmbiente e la stagione degli sprechi

I retroscena sulla raccolta rifiuti e la grande “occasione mancata” durante il dibattito in consiglio comunale. Dal 2009 al 2013 solo perdite per quasi 32 milioni di euro. Il caso dello stipendio lordo da... 6.000 euro

MessinAmbiente e la stagione degli sprechi

«Io mi rendo conto che in quest’azienda ognuno fa quello che cazzo vuole... ognuno fa quello che cazzo vuole in questa azienda».

È questa la sintesi perfetta di cosa è ormai diventata da anni MessinAmbiente, è il recente consiglio comunale straordinario per capire come funziona la raccolta rifiuti e cosa bisognerebbe fare è stata una grande occasione clamorosamente perduta. Chiacchiere inutili senza andare al sodo. La realtà e che nessuno vuole occuparsene seriamente, perché sa cosa rischia.

La frase iniziale fa parte di una serie di intercettazioni telefoniche, e a pronunciarla non è un uomo qualunque che sta sorseggiando un caffé al bar, ma uno dei funzionari di vertice che sono ancora in sella e dirigono la “baracca”. Ecco di cosa di sarebbe dovuto parlare nel corso di quel consiglio comunale straordinario. E soprattutto capire se questi dati di cui scriviamo sono ancora attuali o qualcosa è cambiato.

I bilanci in perdita.

MessinAmbiente dal 2009 al 2013 ha dichiarato solo perdite, per quasi 32 milioni di euro, e se si va a guardare la perdita d’esercizio del 2010 di quasi 5 milioni e mezzo di euro è stata generata quasi per intero da sanzioni, ammende e interessi, dovuti a mancati versamenti di contributi e tasse. I bilanci tra il 2009 e il 2012 sono stati esaminati soltanto nell’assemblea dei soci del 3 febbraio 2012. E c’era anche il socio di maggioranza che è il Comune di Messina con il 99%. Quel giorno si decise la messa in liquidazione. La stessa assemblea dei soci solo il 7 agosto del 2014, quindi praticamente avant’ieri, ha esaminato e approvato i bilanci 2011 e 2012. Non è stata approntata nessuna copertura delle perdite.

Tutti i costi.

Un’azienda virtuosa secondo i parametri della Corte dei Conti dovrebbe avere un valore medio di costo del personale sul valore della produzione che si aggira sul 35-36%. Se si vanno a guardare sempre i conti tra il 2009 e il 2013, i lavoratori di MessinAmbiente, che sono quasi 600 e che potrebbero servire a ripulire l’intero Texas, incidono per il 70% sui costi complessivi. La voce dei costi per i servizi di smaltimento ha inciso per circa 11 milioni di euro tra il 2009 e il 2013. Si tratta cioé di ditte... esterne che forniscono servizi. Per la manutenzione di automezzi, sempre nello stesso arco temporale, il costo è stato quasi di 20 milioni di euro. Per il noleggio automezzi si sono spesi quasi 2 milioni e 400 mila euro, mentre per l’acquisto automezzi un milione e 800 mila euro, per il noleggio cassonetti quasi 600 mila euro. Le consulenze professionali (?) hanno inciso per un milione e mezzo di euro. La discarica di Pace è costata quasi 900 mila euro. I costi assicurativi: 2 milioni e quasi 800mila euro. E poi ci sono i costi per multe, ammende e svalutazione crediti: dicasi ben 24 milioni di euro. Proprio quest’ultimo dato è l’esempio lampante di una gestione non proprio “virtuosa”.

L’incentivo e altro...

Un altro passaggio chiave per capire come è stata gestita MessinAmbiente in questi anni è la storia dell’incentivo, degli straordinari, del superminimo e del pagamento delle domeniche, che in certi casi, udite udite, sulla busta paga sono diventate quasi “6” al mese. Avranno sicuramente un calendario tutto particolare. Due dati emblematici: in un caso un dipendente ha percepito uno stipendio gonfiato di ben 2.700 euro, mentre il personale della piattaforma di Pace è arrivato addirittura a percepire in alcuni casi «... 3.500/4.000 euro».

L’incentivo fu stabilito nel 2009 al termine di una “riunione dei lunghi coltelli” con sorveglianti, preposti e capi squadra, i veri “padroni” di MessinAmbiente, sottoforma del pagamento prescindendo dell’effettività del lavoro svolto, di «due domeniche lavorate al mese» e in alcuni casi è stato attribuito con... disposizioni verbali, senza cioé uno straccio di atto scritto. C’è un caso poi in cui l’incentivo viene deciso dal padre, con atto scritto, per il figlio. Il pagamento ha inciso in quattro anni per circa 320 mila euro, cioé per 80 mila euro all’anno (un funzionario intercettato nel 2014: «... ci sono cose che se entra... il più cretino che c’è nel Consiglio Comunale e si prende queste cose... perché sono documenti... ci fanno il culo come una scimmia...»). Dal febbraio del 2014 fortunatamente non esiste più, il suo pagamento è stato revocato a tutti su decisione del Comune. Il 21 febbraio di quell’anno la reazione delle maestranze fu per esempio di “far uscire” solo «... sei mezzi stamattina... poi ho scoperto che non hanno autisti... ma come fanno a non aver autisti? ma se siamo pieni di autisti, come fanno a non avere autisti?».

Ma prima del febbraio del 2014 l’incentivo è stato praticamente “gettato” nelle buste paga di un ristretto gruppo di beneficiari senza alcuni criterio logico-aziendale, il termine “tecnico” per definire la situazione ci sarebbe, ma è meglio evitare. C’è un caso in cui un dipendente con una sfilza di precedenti penali, che lavorava “obbligatoriamente” tutte le domeniche, da mezzanotte alle quattro del mattino, tra festivo, notturno, incentivo e via discorrendo ha percepito uno stipendio di 2.200 euro. Qualcuno è arrivato addirittura a percepire «... mille euro di straordinario fisso al mese», oppure «... 6.000 euro di retribuzione lorda...», e da qui la frase di un funzionario: «... ma che facciamo i primari al Policlinico?».

Ecco, di tutto questo si sarebbe dovuto parlare in consiglio comunale durante la seduta straordinaria sull’emergenza rifiuti, per capire come stanno oggi le cose. Ma al solito, si è perduto solo tempo.

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Il caso officina

Perché se MessinAnbiente dispone di una officina i mezzi vengono riparati fuori da privati? «Perché - è un funzionario che parla -, in realtà l’autocentro è stato sempre... il posto dove venivano messe le persone che non potevano lavorare per motivi di salute». Sull’andazzo che ha regnato per lungo tempo basta citare lo stralcio di una testimonianza: «... dal momento in cui avevamo iniziato a fatturare gli interventi avremmo dovuto adottare la procedura che era prevista per tutte le ditte esterne. In prima battuta il responsabile dell’aria tecnica doveva visionare il mezzo guasto e predisporre un ordine di lavoro da inoltrare a noi. A quel punto noi dovevamo predisporre un preventivo in cui venivano riportati sia il tipo di riparazione da effettuare che le ore previste e la relativa quantificazione economica. Successivamente il responsabile doveva approvare il preventivo e autorizzare così l’intervento. La procedura che ho descritto veniva completamente disattesa... mi rifiutai di firmare gli ordini di lavoro che riguardavano un certo numero di interventi, in quanto non ero convinto della corrispondenza tra le ore lavorative... effettivamente rese... era prassi aggiungere fittiziamente un’ora aggiuntiva di “intercettazione guasto”».

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