Messina

Il “giallo” della morte di Eleonora: l’indagine non è chiusa

La giovane donna trovata impiccata il 5 settembre 2015 nella sua casa di Contesse

Il “giallo” della morte di Eleonora: l’indagine non è chiusa

Non sono ancora chiuse, e nessun elemento è stato trascurato, le indagini della Procura e dei carabinieri per far piena luce sulla morte di Eleonora Cubeta, la trentenne trovata morta la notte del 5 settembre 2015, con un cappio al collo, nella sua abitazione di Contesse.

Dopo i fondamentali passaggi investigativi compiuti a seguito del presunto suicidio – cui familiari ed amici non hanno mai creduto – sul terribile “giallo” è calato il riserbo. Ma, se nulla trapela sull’esito finale, un dato è certo. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giovannella Scaminaci e dal sostituto procuratore Marco Accolla non è stata chiusa. Del resto, come verificato dai legali della famiglia Cubeta, non è stato depositato l'esito della perizia medico-legale sul corpo della giovane, né sono noti gli esiti degli accertamenti eseguiti dal Ris dei Carabinieri su alcuni oggetti e elementi presenti vicino alla giovane donna. I Cubeta, assistiti dagli avvocati Giuseppa Abate e Luca Frontino, si dichiarano sempre fiduciosi nella ricerca della verità «qualunque essa sia», guidata dalla Procura di Messina, come sottolinea Pippo Cubeta, ex capitano dei carabinieri e già direttore dell’Istituto di vigilanza Sicurtrasport. La famiglia, oggi come un anno fa, ritiene inverosimile che Eleonora, che la mattina seguente avrebbe preso servizio da educatrice minorile nella Comunità Arzilla e si era puntata la sveglia alle 7, e che non voleva mai dar loro un dispiacere, abbia compiuto un gesto estremo. Ha affidato le sue ragioni e la sua sete di verità anche ad un pool di periti di parte diretto dall’ex generale dei carabinieri Luciano Garofano. Insomma, Pippo, Fiorella e Gaetano Cubeta sono disposti ad attendere anche a lungo pur di trovare una risposta esauriente ai tanti elementi che, a loro giudizio, «non quadrano».

Eleonora Cubeta viene trovata morta, la mezzanotte del 5 settembre 2015, dal fratello Gaetano, che la cerca perché Eleonora non ha sentito telefonicamente papà e mamma che sono in Bulgaria: li chiamava due volte al giorno. Gaetano entra nell'appartamento e in camera da letto trova la sorella (alta oltre 1 metro 70) rannicchiata tra due armadi, al collo il cappio di una corda legata all'attaccapanni. Sconvolto e incredulo, chiama il 112, il caso sembra doversi chiudere presto ma non è così. Viene fuori, inoltre, il quadro di una giovane generosa e coraggiosa, amante della vita in ogni forma. Ma anche molto determinata, in grado di lavorare per anni con ruoli di responsabilità nell’agenzia di vigilanza ed al contempo così portata per il “sociale” da scegliere di dedicarsi ai ragazzi in difficoltà seguiti dalla Comunità Arzilla, e da meritare l’assunzione a tempo indeterminato. Lì Eleonora era attesa con gioia la mattina del 6 settembre 2015. Domenica, alle 9, intanto, Eleonora Cubeta sarà ricordata nella parrocchia di Santa Margherita con una messa celebrata da padre Lino.

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