Nel Messinese

La pisera, i regna, il cacciante, la parigghia dei buoi e ‘a petra i l’aria

La vita sui campi della famiglia Truglio raccontata da mario sarica: un microcosmo locale e insieme universale

La pisera, i regna, il cacciante, la parigghia dei buoi e ‘a petra i l’aria

«Nella terra di Santa Lucia – sottolinea Mario Sarica – la famiglia dei Truglio vive dal 1957, quando don Salvatore, nato nel 1921 (morto nel 2012) si lega a mezzadria con il cav. Antonino Parlagreco, jalatese, trasferitosi a Messina, proprietario della casa e di quella terra tutt’attorno aspra e forte, dominata a mezzogiorno dalla cresta rocciosa dei Banchi russi». Sarica vive con passione le ricerche condotte durante tutta la sua vita ma l’incontro con i Truglio è stato ed è un capitolo importante. Ne parla quasi con commozione: «L’orizzonte esistenziale di don Salvatore, dei suoi sei figli maschi e delle tre femmine scorre nel segno di un’assoluta fedeltà all’antica pratica di lavoro contadino, fonte di vita e di benessere, su cui immaginare un futuro. E oltre Giacomo (1949), Antonino (1951), Giuseppe (1955) e Sebastiana (1958), anche i figli più giovani, Lucia (1960), Calogero (1963), Eugenio (1965), Nunziatina (1968) e Biagio (1971), non pensano affatto di contestare l’antico sapere-potere genitoriale “du Patritu”. E così condividono a pieno il sentimento paterno di legame indissolubile con la terra».

Il “quasi” va tolto, Sarica si commuove proprio: «Ho ancora negli occhi Biagio, appena quindicenne, alle prese con la parigghia dei buoi da aggiogare all’antico aratro a chiodo, attento agli insegnamenti di don Salvatore e dei fratelli più grandi. Una dignità di vita discreta la loro, mai esibita, incarnata in gesti spontanei e diretti. In quegli anni, nelle terre di San Basilio, i Truglio non erano certo gli unici contadini a coltivare il grano nel rispetto dell’antica pratica, ma erano certamente gli unici a utilizzare i buoi aggiogati all’aratro a chiodo, da circa 6 mila anni presente nell’area del Mediterraneo. Una coppia di buoi era richiesta, poi, per la “straula” (treggia), la singolare slitta di legno, utilizzata esclusivamente per il trasporto dei “regna” (covoni). Quella stessa “straula” che osserviamo nel catalogo di scene siciliane di Jean Houel nel suo memorabile viaggio settecentesco in Sicilia». Sarica, poi, “fotografa” con le parole la mirabile scena della “pisera” (la trebbiatura). «Dopo aver “scarminatu” con il tridente i “regna”, i covoni accatastati nell’adiacente “timogna”, ecco entrare in scena i maestosi buoi. Incitati dal “cacciante”, che ringrazia Dio e i Santi, trascinano le pietre macine (“a petra i l’aria”) assicurare con una catena al giogo, sia nella formazione classica della “parigghia” sia nel raro tiro da tre buoi (“trinsicu”)». Anche la vita può dura può essere poesia.

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