Centro Italia

Sisma, la testimonianza di un messinese

Sisma, la testimonianza di un messinese

Davide Comunale

«Non è paura, per un messinese le scosse sono una realtà conosciuta. È molto di più, è un totale senso di impotenza». Il 35enne messinese Davide Comunale si trovava nelle zone colpite dal terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia durante la notte tra martedì e mercoledì scorsi. Il giovane archeologo e capo scout si trova nelle Marche, e durante la notte di morte e devastazione era in provincia di Fermo, in procinto di visitare Amandola: «Avevo un campo di formazione scout – racconta – e abbiamo dovuto immediatamente interrompere le nostre attività. Il campanile che stavamo per andare a vedere è crollato. Quasi tutte le abitazioni delle località che avremmo dovuto visitare sono state lesionate o andate distrutte. Dove fino a non molte ore fa c’erano luoghi bellissimi, oggi ci sono soltanto macerie. E sotto quelle macerie potevo esserci anch’io».

Dovevano essere giornate tranquille come tante altre per il giovane messinese, da dedicare al campo scout, ai sopralluoghi per i cammini. Si sono trasformate in un incubo. Non è la prima volta, però, che Davide si trova a dover fare i conti con simili situazioni di calamità. Il capo scout, infatti, ha partecipato ai soccorsi come unità di protezione civile sia durante l’emergenza in Aquila nel 2009 sia durante quella a Mirandola, in Emilia, nel 2013. Esperienze forti grazie alle quali Davide è riuscito a mantenere la calma per dare una mano durante i soccorsi. «Sentir tremare tutto, in piena notte, è stato terribile – dice –. È stato un terremoto davvero lungo, sembrava non finire mai». Sembrava non finire mai, una frase ripetuta più volte dal ragazzo e da quanti si trovavano con lui: «Abbiamo passato tutta la notte svegli per accertarci che chi si trovava nei luoghi interessati dal sisma stesse bene e portare il nostro aiuto a chi si trovasse in difficoltà. Fino al mattino ci sono state scosse, alcune forti».

Un momento di silenzio durante la nostra conversazione. La tensione che toglie il fiato. E poco dopo Davide riprende la parola: «Mentre le stavo parlando – spiega – c’è stata una scossa lieve. Per il momento resto qui per cercare di rendermi utile – aggiunge –. Di certo andrò a donare il sangue, che è la cosa più concreta da fare». Perché come spesso avviene in Italia in queste circostanze, quelle scosse che spezzano case, vie e vite non fanno tremare la solidarietà. E ciò non può che valere in modo particolare per chi, come il giovane archeologo, è nato a Messina, dove con il rischio sismico bisogna fare costantemente i conti. Sui social network sono state tempestivamente aperte pagine dedicate all’argomento affinché coloro che si trovano nelle aree colpite dal sisma possano dare notizie ai loro concittadini. E ogni aiuto risulta molto importante.

«Adesso ci stiamo organizzando per tornare a dare una mano», conclude infatti Davide Comunale, e torna nei luoghi interessati dal sisma. Ansioso di aiutare chi non ha la fortuna di poter raccontare incolume l’ennesima tragedia che ha scosso le anime, i cuori, le coscienze di tutta Italia. E i familiari di quelle persone che da quella maledetta notte non si sveglieranno mai.

«Non è paura, per un messinese le scosse sono una realtà conosciuta. È molto di più, è un totale senso di impotenza». Il 35enne messinese Davide Comunale si trovava nelle zone colpite dal terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia durante la notte tra martedì e mercoledì scorsi. Il giovane archeologo e capo scout si trova nelle Marche, e durante la notte di morte e devastazione era in provincia di Fermo, in procinto di visitare Amandola: «Avevo un campo di formazione scout – racconta – e abbiamo dovuto immediatamente interrompere le nostre attività. Il campanile che stavamo per andare a vedere è crollato. Quasi tutte le abitazioni delle località che avremmo dovuto visitare sono state lesionate o andate distrutte. Dove fino a non molte ore fa c’erano luoghi bellissimi, oggi ci sono soltanto macerie. E sotto quelle macerie potevo esserci anch’io».

Dovevano essere giornate tranquille come tante altre per il giovane messinese, da dedicare al campo scout, ai sopralluoghi per i cammini. Si sono trasformate in un incubo. Non è la prima volta, però, che Davide si trova a dover fare i conti con simili situazioni di calamità. Il capo scout, infatti, ha partecipato ai soccorsi come unità di protezione civile sia durante l’emergenza in Aquila nel 2009 sia durante quella a Mirandola, in Emilia, nel 2013. Esperienze forti grazie alle quali Davide è riuscito a mantenere la calma per dare una mano durante i soccorsi. «Sentir tremare tutto, in piena notte, è stato terribile – dice –. È stato un terremoto davvero lungo, sembrava non finire mai». Sembrava non finire mai, una frase ripetuta più volte dal ragazzo e da quanti si trovavano con lui: «Abbiamo passato tutta la notte svegli per accertarci che chi si trovava nei luoghi interessati dal sisma stesse bene e portare il nostro aiuto a chi si trovasse in difficoltà. Fino al mattino ci sono state scosse, alcune forti».

Un momento di silenzio durante la nostra conversazione. La tensione che toglie il fiato. E poco dopo Davide riprende la parola: «Mentre le stavo parlando – spiega – c’è stata una scossa lieve. Per il momento resto qui per cercare di rendermi utile – aggiunge –. Di certo andrò a donare il sangue, che è la cosa più concreta da fare». Perché come spesso avviene in Italia in queste circostanze, quelle scosse che spezzano case, vie e vite non fanno tremare la solidarietà. E ciò non può che valere in modo particolare per chi, come il giovane archeologo, è nato a Messina, dove con il rischio sismico bisogna fare costantemente i conti. Sui social network sono state tempestivamente aperte pagine dedicate all’argomento affinché coloro che si trovano nelle aree colpite dal sisma possano dare notizie ai loro concittadini. E ogni aiuto risulta molto importante.

«Adesso ci stiamo organizzando per tornare a dare una mano», conclude infatti Davide Comunale, e torna nei luoghi interessati dal sisma. Ansioso di aiutare chi non ha la fortuna di poter raccontare incolume l’ennesima tragedia che ha scosso le anime, i cuori, le coscienze di tutta Italia. E i familiari di quelle persone che da quella maledetta notte non si sveglieranno mai.

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