Messina

Questa non è una città,
è un monnezzaio!

Convivere da mesi con l’emergenza sembra aver generato una sorta di assuefazione al peggio ma non si può andare avanti così. Le spiegazioni non convincono: perché alcune zone sono sempre pulite e tante altre sommerse dai rifiuti?

Rifiuti

Se questa è la città che fra qualche giorno ospiterà centinaia di migliaia di persone per la Vara e per tutti gli altri eventi del Ferragosto, allora meglio installare cartelli un po’ dovunque con un’avvertenza dantesca: “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”.

È da mesi che conviviamo con un’emergenza a tratti latente ma ormai costante, che ha generato una sorta di assuefazione al peggio. Un’emergenza che è certamente comune a una moltitutine di città siciliane, per la stolta gestione del settore da parte della Regione, ma che francamente ha fatto superare ogni limite alla residua pazienza dei messinesi. Ed è un’emergenza dalla quale non possono tirarsi fuori né l’amministrazione comunale né MessinAmbiente né quella parte di cittadinanza che continua a comportarsi in modo che verrebbe da definire barbarico, se non fosse offensivo nei confronti di popoli molto più seri quali erano gli antichi Barbari.

Va sfatato intanto un luogo comune. Non è l’intera città a essere sommersa dai rifiuti. È vero, l’immagine complessiva, dal centro alle periferie, è di un agglomerato urbano ridotto in condizioni penose. Ma anche nel campo dell’immondizia, purtroppo, risaltano gli aspetti di un’emergenza iniqua sul piano sociale. Ci sono zone residenziali “nobili”, o quartieri evidentemente più “fortunati” rispetto ad altri, dove i cassonetti risultano essere sempre sgombri e le strade più pulite. Ci sono altri rioni, borghi, villaggi, vie e piazze dove invece il vergognoso spettacolo delle montagne di spazzatura lasciata marcire al sole va in scena ogni giorno. E anche quando i mezzi di MessinAmbiente passano, è solo per liberare parzialmente i cassonetti, mentre tutt’intorno lo schifo rimane intatto.

Se continua di questo passo, se non si trovano soluzioni anche transitorie ma in grado di ridare un minimo di autonomia alla città (nei giorni scorsi l’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi aveva definito “possibile”, ad esempio, una riapertura straordinaria dell’inceneritore di Pace, su richiesta da parte dell’amministrazione comunale), veramente si dovrebbero porre questioni serie. E non ci riferiamo solo all’allarme igienico-sanitario – che è presente già da settimane in parte del territorio comunale – o all’inquinamento ambientale (l’esasperazione porta i cittadini a dare fuoco ai rifiuti non raccolti ed è un gesto criminale che provoca lo sprigionarsi di sostanze gravemente tossiche e nocive). Ci riferiamo alle questioni tecnico-giuridiche che giustificano, in casi straordinari, il ricorso a “class action” o a veri e propri atti di “disobbedienza” civile, unica arma di difesa a disposizione di una popolazione vessata da tasse e balzelli di ogni genere e costretta a vivere in condizioni da ultima città del Terzo o Quarto mondo. Fino a quando si abuserà della pazienza dei messinesi?

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