Messina

Che mazzata
su Palazzo Zanca!

La Corte d’Appello di Palermo condanna il Comune per vecchie vicende legate ai servizi idrici. Si dovranno pagare 12,5 milioni di euro. Stravolto il Piano di riequilibrio

Che mazzata  su Palazzo Zanca!

L’ennesimo colpo di grazia alle speranze del Comune di risollevarsi. Come una mazzata sul corpo di un malato debilitato ormai da anni, e in cerca disperata di un farmaco “miracoloso” che lo guarisca, arriva una sentenza della Corte di Appello di Palermo, la numero 995 del 2016, che condanna Palazzo Zanca al pagamento di 12 milioni e mezzo di euro.

A darne notizia è lo stesso assessore al Bilancio Luca Eller Vainicher nel suo diario quotidiano sui social network. Questo il messaggio postato dall’assessore fiorentino della giunta Accorinti: «#Farsapere. Sono in ufficio a Palazzo Zanca. Ci starò sino a tardi. Da stamattina sto smaltendo pacchi di posta. Questi passaggi di una missiva del 26 luglio 2016 si riferiscono ad una sentenza pubblica. Condanna per circa 12,5 milioni di euro. Non violo nessuna regola. Anzi, ho giurato per il bene di Messina. Acqua non pagata dal 1979 al 1995 e dal 1989 al 1998? Sono assessore al Risanamento finanziario: #LascioRaddoppio. Chi vuole la prima, chi la seconda. #CheFareste?».

E allora vediamoli i passaggi di quella missiva a cui Luca Eller Vainicher fa riferimento. «Si trasmette la sentenza della Corte di Appello di Palermo numero 995 del 2016 con la quale è stata rigettata l’impugnazione proposta dal Comune avverso il lodo arbitrale, con condanna alle spese. Per memoria, si riferisce che il giudizio è scaturito dal mancato pagamento, da parte del Comune, del servizio di “vettoriamento” del flusso idrico dell’acquedotto Torrerossa-Bufardo dal 1979 al 1995 e con decorrenza dal 1989 al 1998 per l’acqua proveniente dai pozzi Moio. L’oggetto dell’impugnativa innanzi alla Corte d’Appello di Palermo è stata la pronuncia del lodo arbitrale che ha condannato il Comune al pagamento della somma di 12.474.432,03 euro, oltre spese di funzionamento del Collegio e compensi per il Ctu nella misura del 75 per cento. Si rivolge invito a prendere atto di quanto sopra, anche ai fini dei risvolti sfavorevoli sul Piano di riequilibrio finanziario».

E ora con chi dovrebbero prendersela i messinesi? L’attuale amministrazione si trova, tra capo e collo, l’ulteriore “regalino” del passato, una sorta di bomba al tritolo nascosta tra le pieghe di un Piano di riequilibrio che non ha ancora visto la luce e che già appare come il simbolo del fallimento dell’Ente locale. Ricercare le responsabilità andando indietro negli anni sarebbe un atto di giustizia ma quando si parla di un così lungo lasso di tempo trascorso, è come se i bizantini se la prendessero con chi ha provocato la caduta dell’impero romano. Chi c’era 37 anni fa quando si cominciò a non pagare il servizio di “vettoriamento” del flusso idrico dell’acquedotto Bufardo? Negli anni Ottanta-Novanta furono le giunte presiedute dai sindaci democristiani Antonio Andò e Mario Bonsignore a governare la città, fino all’anno in cui si svolse la prima elezione diretta. Era il 1994 e all’epoca vinse il magistrato Franco Providenti, in carica fino al 1998, cioè l’intero mandato entro il quale si sarebbe dovuta pagare l’acqua proveniente dai pozzi Moio.

È come vivere sul palcoscenico di una commedia dell’assurdo. Un lodo arbitrale che si trascina per quasi vent’anni, il Comune che lo impugna ma poi perde, come spesso è accaduto e come spesso, purtroppo, continua ad accadere.

La verità è una sola: a Palazzo Zanca più che un sindaco ci vorrebbe un “disaster manager”. E, in fondo, è il ruolo che si è ritagliato l’assessore Luca Eller Vainicher. Finché resisterà. Perchè a furia di tirarla, la corda si spezza.

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