Messina

Pacchi di bollette
Tari non consegnate

Le tonnellate di corrispondenza che giacciono nei magazzini di Poste Italiane. Si tenta di gettare acqua sul fuoco ma gli utenti sono imbufaliti e pensano già a una class action

Pacchi di bollette  Tari non consegnate

Ormai è anche una questione di credibilità. Che si sta perdendo. Le tonnellate di corrispondenza non consegnata che giacciono negli uffici di via Olimpia e Pistunina sono ancora lì perché nessuno - dai responsabili di zona ai vertici di “Poste Italiane” - ha deciso che gli utenti meritino una risposta.

Dopo l’articolo pubblicato nei giorni scorsi, l’attenzione sulla vicenda è finita anche sui tavoli degli organi istituzionali che, preso atto di quella che ormai è una vera e propria emergenza che sta causando danni ai cittadini, hanno chiesto risposte immediate ed esaustive a Roma.

Adesso tocca alla magistratura: perché, infatti, se un portalettere d’iniziativa non consegna la corrispondenza viene perseguito per un ben preciso reato mentre se a farlo è una società non succede nulla?

Società che, è bene ricordarlo, dopo aver scelto di mettere in pratica una mirata “strategia aziendale”, ha deciso di ridurre in maniera considerevole il numero dei portalettere giustificando il tutto con una necessità di “ottimizzazione” dei servizi. “Ottimizzazione” che, per “Poste Italiane”, ha significato un aumento degli utili (di ieri la notizia di ricavi consolidati per il primo semestre 2016 pari a 17,7 miliardi di euro con un +10,9%) mentre per i cittadini un livello di servizio in continua diminuzione. Una politica, questa, che iniziò diversi anni addietro quando l’amministratore delegato del tempo, Corrado Passera, nominato dal governo Prodi «per risanare i conti in rosso», pensò bene di tagliare dalla sera alla mattina 22.000 posti di lavoro. Fuoriuscita di personale poi spalmata, anche per l’insurrezione dei sindacati, in 4 anni.

Al danno si aggiunge anche la beffa: il cronista, presentatosi in incognito negli uffici di via Olimpia (i magazzini “custodiscono” quintali di corrispondenza) si è sentito rispondere che in realtà non vi è quasi nulla e che quel poco (!!!) di arretrato che è in giacenza è in via di consegna. Peccato che intere zone vicine alla via Olimpia - alcuni complessi di San Licandro, viale Regina Elena e tanto altro - non vedono un portalettere ormai da mesi.

Ma c’è un altro aspetto abbastanza grave in tutta questa storia. Tra la posta in attesa di essere consegnata (ma sarà mai recapitata ai destinatari?) vi sono mazzi di cartelle Tari il cui primo acconto è già scaduto lo scorso 31 luglio. Chi non si è visto consegnare il bollettino precompilato dagli uffici comunali è stato costretto così a recarsi alla Ripartizione Tributi per ricevere copia del modellino di pagamento.

I cittadini sono comunque stanchi di questa situazione che non sembra trovare soluzione alla luce di quello che appare come un vero e proprio disinteresse da parte di “Poste Italiane” nei confronti dell’utenza, abbandonata al proprio destino.

Tra le ipotesi che in questi giorni sembrano prendere quota anche una richiesta al Governo nazionale di precettare la società, visto che la mancata consegna della corrispondenza comporta per i destinatari delle missive problemi non di secondo piano come sequestri preventivi per debiti non pagati e sanzioni per ritardati pagamenti, per non parlare poi di bollette relative a servizi e forniture. E c’è già chi parla di una Class Action contro “Poste Italiane”...

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