Messina

I porti di Messina-Milazzo restano autonomi

Lo ha assicurato da Taormina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Luca Lotti. Ieri il Governo ha approvato la riforma. E per la Sicilia «in campo uno sforzo senza precedenti»

porto messina

In perfetta sintonia di tempi, vedute e annunci. Mentre Matteo Renzi da Foligno avvia la sua “campagna d’estate” incentrata sul rilancio delle grandi opere pubbliche e degli investimenti al Sud, da Taormina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Luca Lotti, uno dei componenti del “Giglio magico” (anche se empolese di nascita e, per tifo calcistico, milanista), amico d’un vita e consigliere fidatissimo del premier, lancia messaggi dello stesso tenore. Il Governo nazionale – sottolinea Lotti – è pronto ad una mobilitazione senza precedenti per il Meridione e in particolare per la Sicilia e la Calabria. E non si tratta solo di annunci – precisa il sottosegretario – ma di risorse concrete stanziate nell’ambito dei Patti stipulati con le varie Regioni. «Abbiamo messo in campo per il Patto per la Sicilia un miliardo duecentomila euro – afferma –, più di questo non potevamo fare. Ora questo Patto va attuato e la Regione deve fare la sua parte. Abbiamo anche salvato, come Crocetta sa bene, il bilancio siciliano, altrimenti sarebbe stato il disastro. E il nostro Piano delle grandi opere pubbliche sarà dedicato in massima parte all’infrastrutturazione tra Sicilia e Calabria». Le indiscrezioni trapelate farebbero pensare a un annuncio clamoroso, nei prossimi giorni, riguardante il Ponte ma il sottosegretario non conferma né smentisce.

Lotti ha seguito fin dall’inizio anche la riforma dei porti, targata Delrio, che adesso, con un gioco di parole, si può dire sia andata in porto, dopo che ieri il Consiglio dei ministri ha esitato il testo, confermando la possibilità dei presidenti delle Regioni interessate di chiedere il rinvio degli accorpamenti delle Autorità portuali fino a un periodo di tre anni. E la proroga riguarderà essenzialmente le Autorità portuali di Savona (accorpata a Genova), di Salerno (che va con Napoli) e di Messina-Milazzo, che dovrebbe far sistema unico con i porti calabresi, con Gioia Tauro capofila. Nella splendida cornice della perla dello Jonio Lotti ha di fatto preannunziato quanto sarebbe accaduto nel pomeriggio: «La riforma dei porti era indispensabile, abbiamo ridotto le Autorità ma questo non vuol dire che il Governo non abbia seguito sempre con attenzione le vicende relative a quei porti come Salerno o Messina-Milazzo che godono di ottima salute e che vanno difesi nelle loro prerogative e nell’autonomia gestionale e finanziaria». Da qui la possibilità della deroga – che ora il presidente Crocetta dovrà chiedere ufficialmente al ministro dei Trasporti – che consentirà di mantenere tale autonomia per i prossimi tre anni. Ma c’è di più. Se nell’arco dei 12 mesi che verranno Messina e Milazzo confermeranno la loro vitalità e i trend di crescita, nel 2017 si potrebbe pensare alla creazione di una nuova Autorità di sistema che, pur interfacciandosi con i porti della Calabria, conserverebbe per intero le proprie funzioni, i propri organismi e la sede di rappresentanza. «Basta un emendamento», sorride Lotti lasciando intendere che l’eco delle reazioni registratesi sulla sponda siciliana dello Stretto sono arrivate a Roma. «Le esigenze dei territori sono le nostre priorità», ribadisce il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, pur confermando che la “ratio” del provvedimento va nella direzione giusta. «Era insostenibile mantenere in vita 24 Autorità portuali», insiste Lotti, anticipando le successive dichiarazioni del ministro Delrio il quale ha sottolineato come «le azioni previste dal decreto consentiranno ai porti italiani di diventare un sistema più capace di creare occupazione e sviluppo economico».

Altro tema “caldo” quello della sicurezza e dell’immigrazione. Lotti si dice convinto che la Sicilia non può e non deve essere lasciata sola, che la questione degli sbarchi va ulteriormente riveduta e corretta, che bisogna ascoltare le istanze che arrivano dalle popolazioni locali. Ma il sottosegretario tiene a precisare che «l’Italia è, comunque, fatti i debiti scongiuri, un Paese più sicuro rispetto alla Francia e alla stessa Germania per quel che riguarda l’allarme terrorismo, perché da noi non ci sono le banlieu parigini o i sobborghi del Belgio, qui gli immigrati sono meno integrati ma più controllati, e inoltre quanto accaduto a Parigi con la strage di Charlie Hebdo non sarebbe mai stato possibile qui da noi, dove il presidio delle forze dell’ordine è molto più diffuso sul territorio. Questo non vuol dire che non esistano forti criticità o che si devva cadere in errori di sottovalutazione».

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