Messina

Rischia di chiudere i battenti il prestigioso “Don Bosco”

L’istituto sorto nel 1930 per volontà di mons. Angelo Paino. Impossibile formare le prime classi allo Scientifico e al Classico

Rischia di chiudere i battenti il prestigioso “Don Bosco”

Era il 1930 quando monsignor Angelo Paino espresse un desiderio: «Dalle scuole cattoliche della città dovranno venire fuori i professionisti di Messina». In quello stesso anno, l'8 settembre, partiva, in via Brescia, nel quartiere Lombardo, la storia dell'istituto scolastico “Don Bosco”. Scuola riconosciuta paritaria nel 1937 limitatamente all’indirizzo Magistrale.

Di anni ne sono passati davvero tanti dal primo suono della campanella, e oggi il “Don Bosco” - che nel frattempo ha ampliato i vari indirizzi di studio coinvolgendo anche numerosi docenti laici dando contestualmente vita a svariate attività extrascolastiche - sta attraversando un momento di profonda crisi non avendo potuto formare, per l’anno scolastico 2016-2017, le prime classi del Classico e dello Scientifico.

Un colpo duro che, in assenza di una inversione di tendenza, potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza dell’istituto salesiano che, nei decenni, è entrato a pieno titolo nella storia cittadina come quando, in periodo di guerra, si è trasformato in ospedale militare.

Nel nuovo anno scolastico - che vedrà regolarmente a regime le classi delle Medie e dell’Infanzia - proprio per i pochi allievi si garantirà soltanto la 2., 4. e 5. classe del Classico e la 2., 3., 4. e 5. dello Scientifico. Dati che vanno in controtendenza con quelli di appena 10 anni addietro quando lo Scientifico contava ben 260 alunni.

«Attualmente - fanno sapere dallo stesso istituto - la speranza si basa tutta sulle terze classi delle Medie. Quest’anno abbiamo avuto un gran numero di studenti che, una volta diplomati, ci hanno lasciato. Hanno scelto indirizzi di studio che noi non offriamo. Una decisione che ha comportato anche risvolti occupazionali perché molti dei docenti laici della Media superiore non potranno proseguire il loro rapporto di collaborazione proprio per carenza di allievi. Del resto applichiamo pienamente il contratto collettivo di lavoro, anche per il personale non docente, e i costi mensili lievitano in maniera enorme. Per mantenere la “Paritaria” una classe deve essere formata da almeno 10 elementi ma, di solito, si arriva anche a 20. Comunque classi numerose non ne abbiamo mai fatte perché è nello stile della nostra scuola l’accompagnamento personale dell’alunno, il seguire ognuno da vicino dando sfogo alle sue potenzialità cercando contestualmente di colmare le lacune esistenti».

Per i pochi studenti liceali presenti vi è stata anche necessità di fare lezioni comuni per i due indirizzi laddove le materie e gli argomenti lo permettevano.

Ma quali le cause di questo “collasso”? Innanzitutto la cancellazione del contributo statale alle Paritarie, lasciando così a carico delle scuole ogni tipo di assistenza. Un mantenimento che deve essere garantito, quindi, solo dalle rette («che non sono state aumentare») così come a carico dell’istituto restano tutte le spese per assolvere a ogni requisito che il ministero chiede per il mantenimento dello “status” di “Paritaria”. Spese che, nel pubblico, sono interamente coperte dai fondi nazionali.

Un esodo, quello degli studenti, per molti versi incomprensibile anche alla luce dei numerosi servizi che la scuola offre: dal Grest all’Oratorio, dai gruppi estivi in lingua inglese per la preparazione agli esami agli incontri con l’autore, dallo studio assistito (utile ai genitori che non possono seguire i figli nello svolgimento dei compiti) ai laboratori culturali, dal corso di fotografia a quelli di giornalismo, quindi il progetto di alternanza “Scuola lavoro” senza dimenticare il teatro.

«La città sembra essere assolutamente disinteressata a realtà straordinarie come questa - sottolineano Camilla e Noemi Angela Calabrò, due sorelle appena dichiarate mature con il massimo del punteggio e la lode. Anche noi quando ci hanno detto che dopo le Medie saremmo andate dalle suore pensavamo a un rigido istituto religioso, dove regole e preghiere erano giornaliere. Invece ci siamo ricredute e oggi possiamo dire con orgoglio di essere riuscite ad avere una preparazione che, probabilmente, ci farà arrivare molto lontano. Regole rigide e incomprensibili? No. Solo una gerarchia da rispettare e l’insegnamento del rispetto del prossimo. Suore rimaste ancorate al passato e non aperte a nuove esperienze da condividere? Beh. Consideri che una nostra professoressa, religiosa, ci ha accompagnato nella gita all’estero ed è riuscita ad accaparrarsi le simpatie e la stima di tutti. Come sarebbe bello se, almeno in questa occasione, questa città apatica si svegliasse e cominciasse a difendere una realtà che in molti certamente ci invidiano...».

Commenti all'articolo

  • Titti70

    24 Luglio 2016 - 14:02

    Mi dispiace...mi dispiace tanto! Ho studiato da interna al liceo classico dell'istituto e ne sono uscita con una preparazione eccellente. Vi ho lavorato poi come insegnante, condividendo in pieno la spiritualità e la pedagogia di Don Bosco. È un patrimonio che Messina non può perdere così...

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