Messina

Papardo, si rischia il collasso

Poco personale e turni massacranti per i medici. Il grido d’allarme di una organizzazione di categoria. Il dg Vullo: «Facciamo già miracoli»

Papardo, si rischia il collasso

Pochi medici in servizio al “Papardo” - come denuncia anche la segreteria regionale “Anaoo Assomed Sicilia”- costretti a svolgere turni massacranti ma pure - come lamentano gli utenti - situazioni paradossali come carenza di farmaci al pronto soccorso (in particolare aritmici e antidolorifici) e pochi presìdi sanitari per fare fronte a eventuali richieste di soccorso a pazienti ustionati. In più, lo scorso anno, niente ferie ai medici in servizio nell’importante struttura del nosocomio di Sperone per una cronica carenza di personale.

Carenza che ieri il dg Vullo non solo non ha smentito ma, come ha ribadito, «sembra la scoperta dell’acqua calda viste le continue difficoltà di un’azienda che continuerà a vivere nell’emergenza almeno fino a quando il Piemonte non verrà definitivamente ceduto al Neurolesi. E anche quando questo avverrà - prosegue il manager - non entreremo subito a regime visto che anche quest’anno stranamente, con l’approssimarsi della stagione estiva, il numero di dipendenti vittime di infortunio raggiunge sempre l’apice. E, ovviamente, non mi riferisco ad alcuni casi noti dove il problema di salute è reale ed è anche molto grave, Per questo non escludo che possa nuovamente interessare l’autorità giudiziaria».

Il dg Vullo non smentisce neanche l’aver dovuto fare ricorso - a costi elevati - a medici dello stesso ospedale profumatamente retribuiti con i fondi previsti dal capitolo di bilancio “prestazioni aggiuntive” anche se quest’anno, con l’entrata in vigore di una specifica norma, i medici non possono fare più di 48 ore settimanali complessive, comprese quelle del servizio “ordinario”.

Quello che però manca al “Papardo” - la cui sopravvivenza viene ormai troppo spesso garantita da pochi stakanovisti - sembra essere la collaborazione considerato che la richiesta di lavorare al pronto soccorso rivolta al personale interno negli anni passati ha trovato adesioni solo dopo l’ufficializzazione delle elevate parcelle che venivano corrisposte: in un caso sembra che una dottoressa in forza ad un’altra unità operativa, improvvisamente disponibile per il servizio, abbia addirittura totalizzato compensi per oltre 15.000 euro.

«Dove la legge ce lo consente - prosegue il dg - facciamo delle assunzioni a tempo determinato ma il “Papardo” è vincolato al pareggio di bilancio e oltre non si può andare. Non nascondo - continua il manager - che se quest’anno non avessimo attivato la convenzione con l’Asp che ci permette di avere i medici del “118” al pronto soccorso avrei dato seguito a un provvedimento drastico praticamente già pronto: la chiusura nelle ore notturne. Nonostante la convenzione i medici verranno pagati sempre facendo ricorso alle “prestazioni aggiuntive retribuite” che poi dovremo rimborsare all’Asp. E speriamo che la Regione ci venga incontro. Qualcuno ci spieghi come possiamo garantire la funzionalità della “Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza che prevede in forza 30 medici quando attualmente ne sono in servizio solo 19, direttore compreso. Se poi a questi sottraiamo quelli in malattia, in infortunio o in riposo i conti sono presto fatti».

Una situazione resa ancora più grave - come denunciato mesi addietro sempre dal dg Vullo - dall’improvvisa assenza anche del personale infermieristico (che spesso opta per il meglio retribuito servizio di “118”) che, di fatto, consente di garantire la presenza di soli 3 infermieri a turno. Un numero insufficiente (1 è impegnato al Triage) e che, in caso di codice rosso, di fatto “spopola” l’assistenza agli altri pazienti perché la legge prevede la presenza del medico e di tutti e 3 gli infermieri al fianco di chi è in imminente pericolo di vita. Se poi a tutto questo si aggiunge che al pronto soccorso del nosocomio di contrada Papardo non vi è nelle ore notturne servizio di vigilanza (presente però negli uffici amministrativi, al 4. piano) si comprende come medici e infermieri lavorino a rischio e in assoluta difficoltà. E tutto accade in un presidio ospedaliero - quale il Papardo - ritenuto di 3. livello, come pochi in Sicilia, ovvero un importante centro di politrauma.

Ieri l’Anaoo Assomed Sicilia ha denunciato carenze pure a Anestesia e Rianimazione, Medicina, Chirurgia, Ortopedia, Cardiologia, Analisi e Radiologia.

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