Messina

Consiglio comunale,
il copione non cambia

A votare gli atti “chiave” sono sempre gli stessi, in media la metà. E c’è chi non lo fa mai. L’analisi sulle dieci delibere più importanti degli ultimi dieci mesi

Consiglio comunale,  il copione non cambia

Nel marzo 2015, nel pieno della prima bufera Gettonopoli, pubblicammo una serie di tabelle sulle “cattive abitudini” dei consiglieri comunali di Messina. Assenteismo, poca partecipazione, presenze timbrate non seguite da altrettante votazioni. Più che un atto d’accusa, il nostro voleva essere da una parte un riconoscimento ai più presenti, dall’altra uno stimolo a chi, evidentemente, nel concepire il proprio ruolo di consigliere comunale, non contemplava il momento del voto in aula. Che, fino a prova contraria, sarebbe il momento clou.

Tra quelle tabelle, ne pubblicammo una più specifica: uno studio sulle 16 delibere più importanti dall’estate 2013 agli inizi del 2015. E il titolo fu «Gli atti che “contano” in Consiglio li votano sempre gli stessi». A più di un anno di distanza, abbiamo voluto verificare se qualcosa è cambiato. Ma se non avessimo scelto di non ripeterci in tutto e per tutto, avremmo potuto tranquillamente titolare allo stesso modo. Già perché prendendo in esame un nuovo campione, composto dalle dieci delibere più importanti degli ultimi dieci mesi (dalla Tari ai bilanci), il copione non cambia. E a votare continuano ad essere sempre gli stessi.

Basta dare un’occhiata alla tabella che pubblichiamo a fianco: a poter vantare un dato col colore verde, quindi ad aver votato più di metà di quelle dieci delibere da fine settembre a oggi, sono solo 16 consiglieri su 40. Cioè meno della metà. In 6 (7 se consideriamo una delle new entry, Gennaro del Pd) si sono fermati a metà. Tutti gli altri, cioè quasi metà Consiglio, si sono limitati a pochissime votazioni. Addirittura c’è chi, come Carmelina David (ex Udc, ora Grande Sud) e Nino Carreri (oggi capogruppo dei Dr) di atti non ne ha votato nemmeno uno. C’è chi si è “sforzato” una sola volta, Santi Sorrenti dei Dr. E chi non è andato oltre le due votazioni su dieci: Pio Amadeo (oggi Sicilia Democratica, ma non chiedeteci a quanti partiti sia arrivato nel corso della carriera perché abbiamo perso il conto), Nicola Cucinotta (ex Pd, ora nei Progressisti democratici), Libero Gioveni (Udc), Nino Interdonato, anch’egli dei Dr, per di più vicepresidente vicario del consiglio comunale, e Fabrizio Sottile, di SiAmo Messina.

Di contro, c’è chi si fa notare per la “fedeltà” al voto. Hanno il cento per cento, nelle votazioni delle dieci delibere selezionate, i consiglieri di Cambiamo Messina dal Basso: Lucy Fenech e Ivana Risitano hanno partecipato a dieci su dieci, lo stesso hanno fatto, da quando sono a Palazzo Zanca, i subentrati Cecilia Caccamo e Maurizio Rella. Anche chi ha lasciato loro il posto, Nina Lo Presti e Gino Sturniolo, che erano transitati al gruppo Misto, hanno votato tutti gli atti chiave (tranne uno, nel caso di Sturniolo). Un altro dei sempre presenti è il capogruppo di Forza Italia Pippo Trischitta: dieci su dieci pure per lui. Si avvicinano di un soffio, con 9 votazioni su 10, Carlo Abbate, Elvira Amata e Francesco Pagano.

Rimane però il dato di fondo: in media alle votazioni che contano sono presenti 20,5 consiglieri. Cioè la metà. Mezzo Consiglio se la fa alla larga. A volte è una scelta politica evidente (in alcune sedute, ad esempio, l’Udc ha disertato in massa per chiara strategia), ma in altri casi sembra altrettanto evidente che c’è una poca voglia di premere uno qualsiasi dei pulsanti a disposizione dei consiglieri (alle delibere si può votare sì o no, ma ci si può anche astenere).

Ognuno avrà le sue ragioni. Così come ognuno di loro sarà stato votato per motivi diversi. Ma chi si candida a rappresentare il popolo deve farlo in fondo. Anche, se non soprattutto, dicendo la sua sugli atti che più di altri incidono sulla vita quotidiana della città.

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