Messina

Dipendente assenteista dell’ex Provincia, inflitti un anno e 4 mesi

Il 58enne Filippo Barrilà fu fotografato mentre passeggiava il cane anche se risultava in servizio. Fu incastrato dalla Digos

Dipendente assenteista dell’ex Provincia, inflitti un anno e 4 mesi

S’è concluso con una condanna più dura di quanto aveva richiesto l’accusa il processo ad uno dei “furbetti del cartellino” della ex Provincia regionale, che fu smascherato dall’indagine della Digos.

Ieri pomeriggio infatti il giudice monocratico Scolaro ha inflitto un anno e quattro mesi di reclusione al 58enne Filippo Barrilà, accusato di truffa ai danni dello Stato, che a suo tempo fu pure fotografato mentre portava a spasso il cane e invece risultava presente a Palazzo dei Leoni.

Gli episodi contestati nel capo d’imputazione riguardavano cinque giornate specifiche di ottobre del 2012, i giorni 5, 10, 11, 16 e 18. Proprio gli uomini della Digos seguirono Barrilà che era formalmente in servizio, e lo immortalarono a più riprese e in più giornate, anche mentre con il suo cane passeggiava tranquillamente vicino casa sua. Risultava presente con tanto di “strisciata” del badge, fatto però timbrare da una congiunta.

Barrilà fu controllato un paio di mesi prima della maxi indagine della Digos con ben 59 indagati per assenteismo, che sfociò nel dicembre scorso nell’atto di chiusura delle indagini preliminari siglato nei mesi scorsi dal sostituto procuratore Antonio Carchietti.

Per Barrilà ieri la Procura aveva richiesto la condanna a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa, ma la sentenza è stata più dura. Il giudice ha anche disposto il risarcimento del danno in favore dell’Ente, costituito parte civile con l’avvocato Salvatore Giannone, ovviamente da liquidarsi in separata sede.

L’avvocato Giannone ha sostenuto come «gli evidenti artifici e raggiri posti in essere dal Barrilà, pubblico dipendente, al fine di attestare falsamente la propria presenza in ufficio, riportata sui cartellini marcatempo o nei fogli di presenza, è condotta fraudolenta, idonea oggettivamente ad indurre in errore l’amministrazione di appartenenza circa la presenza su luogo di lavoro, e integra il reato di truffa aggravata»

Il difensore dell’imputato, l’avvocato Salvatore Versaci, ieri ha argomentato sulla non responsabilità del proprio assistito, sostenendo la carenza dell’elemento soggettivo del reato e chiedendo eventualmente l’esclusione della punibilità per le modalità della condotta, per l’esiguità del danno o del pericolo (offesa di particolare tenuità e comportamento risultato non abituale). Ma il giudice ha deciso per la severa condanna.

Commenti all'articolo

  • NINAI

    16 Luglio 2016 - 11:11

    ONORE AL GIUDICE, QUESTE PERSONE NN APPREZZANO LA FORTUNA DI AVERE UN LAVORO STABILE

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